Non ho mai amato molto la macedonia: troppi sapori diversi che finiscono per diventare aspri se assaggiati tutti insieme. Da bambina l’aspettavo con ansia solo per le fragole: le mangiavo con gusto scartando gli altri pezzi di frutta. Poi la scoperta: un’allergia alle fragole.
Così ho dovuto imparare a mangiare gli altri frutti, e ho scoperto che non sono poi così male presi singolarmente, ma tutti insieme proprio non riesco a mandarli giù. Forse perché il sapore di un frutto prevale su quello di un altro, forse perché un pezzetto marcio manda a male tutto l’insieme, o semplicemente perché chi ha preparato la macedonia non ha saputo dosare bene gli ingredienti: troppo zucchero o troppo poco, troppi kiwi a scapito delle fragole, o chissà…
Ognuno di noi è una macedonia, tanti umori a volte in contrasto tra di loro, a volte in armonia, e tutte queste piccole macedonie ne formano una più grande. Ed i pezzetti di frutta di ognuno vanno a scontrarsi o ad assemblarsi con i pezzetti di un altro: i pezzetti di limone a compensarsi con i pezzetti di fragola, creando un equilibrio stabile, oppure vanno a scontrarsi o ad unirsi con altri pezzetti di limone, creando invece un’eccessiva acidità.
Nessuno di noi è composto da un solo ingrediente che ha una determinata prerogativa su un altro.
Dobbiamo accorgerci che siamo un puzzle di gusti e sapori, che non siamo solo fragola o mela, ciliegia o limone, ma che in ognuno di noi ci sono entrambi, c’è il bene o il male in perfetto equilibrio o uno in prevalenza sull’altro, ma alla fine siamo tutti delle macedonie, è solo il contenitore che tiene insieme i pezzetti, che può essere diverso da un altro, ma se una macedonia è buona rimane tale sia se servita in un contenitore di cristallo che in una semplice coppa di vetro.
Mena, 23 anni




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