Una somiglianza.
Ho sempre cercato questo nel guardarmi allo specchio o scrutando il riflesso sull’acqua cristallina del mare.
Una somiglianza. Un segno che mi riconducesse alla verità del mio essere.
Sono un riflesso, vorrei essere una somiglianza: il naso di mia madre, la bocca di mio padre, gli occhi? Quelli certamente della nonna.
Sogni; ricordi frammentati; desideri misti alla paura che la realtà potesse essere più bella dei miei viaggi mentali: sono tutto questo?
O forse io sono il colore attinto direttamente dalla terra, e una camminata educata dalla strada percorsa scalzo?
E lo sguardo? Quello è intriso di tramonti che spesso facevan capolino dietro l’altipiano della povertà.
Sono figlio di mamma Africa e questo è l’unica certezza.
Sono ciò che sarò nel tempo. Son frutto del tempo che inesorabile scavalca la mia voglia di fermarmi. Sono quella lotta inesorabile tra paura e coraggio, tra bellezza e cattiveria, tra amore e odio.
Lo sguardo, forse più malinconico, è incollato all’orizzonte.
Sono il tentativo di vedere sempre più lontano.
George, 19 anni




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