Sipario

Un incontro

Quello che sto per raccontare è realmente accaduto, quando meno me lo aspettavo, un giorno come un altro.

È giovedì mattina e seppure io abbia finito il mio iter di specializzazione audio/video a scuola devo comunque andare a Palazzo d’Accursio per un incontro tra scuole. Capirete benissimo che la catena mi è scesa sotto i piedi. Lo sciopero degli autobus sta per iniziare e nessuno sul 20 sa se arriverà a destinazione o no. Come ogni volta che sono sull’autobus mi metto le cuffie, seleziono il primo pezzo orecchiabile e mi faccio i fatti miei. Nel posto davanti a me si siede una di quelle signore che si mettono l’intera boccetta del profumo ogni mattina. Sta lì che balbetta, balbetta, insulta, critica, forse sarà stato per l’eccessivo volume della musica che avevo nelle orecchie. Mi scusi, signora, se non ascolto Gianni Morandi o chicchesia

Le strade e le persone fuori dal finestrino mi passano davanti ad una velocità pazzesca, sembra che ognuno sia preso da una fretta disumana! Al Meloncello l’autobus si ferma davanti al teatro, le porte si aprono, e dall’uscita sale un signore anziano. Ha un lungo cappotto scuro, un cappello, due enormi occhiali da vista, una carpetta in pelle marrone e una valigia.
Che fare? Gli cedo il posto, è sfinito, poveraccio! Già che ci sono gli dò una mano a spostare la valigia. Lui si siede, mi ringrazia e attacca con il discorso.

“Quanti anni hai?”

“18″

“E li fai i 100 metri?”

“Si riferisce all’atletica? Beh, no!”

“Io alla tua età feci i 100 metri in 11 secondi e vinsi anche una medaglia!”

Penso: “eccone un altro che attacca la ramanzina su noi giovani e la nostra famosa poca voglia di fare”. Invece no!

“Hai detto che hai 18 anni, vero? Allora dovresti essere alto 1,75.”

“Sì!”

“E pesi sui 70 chili?”

“All’incirca… sì!”

“E i tuoi genitori come sono messi?”

“Mio padre è abbastanza alto e mia madre è più bassa di me.”

“Tu somigli molto a tua madre, vero?”

“Ma ci conosciamo?”

Caspita! Il mio identikit è stato reso pubblico tra risate e sghignazzi di tutti i passeggeri. “No”, continua lui, “ho un forte intuito!”

“Questo l’ho capito!”

“Io ho 72 anni e ho insegnato matematica economica per tanti anni; penso che questo abbia fatto sì che la mia mente ne sia uscita forte. Ho sempre suonato il pianoforte, lavorando anche con Morricone. Sto giusto partendo per Venezia”.

A questo punto apre la carpetta e dentro ci sono cd e spartiti. Poi tira fuori un articolo de Il Resto del Carlino di qualche tempo fa.

“Se mi riconosci…”

C’è una foto di lui che suona il piano negli anni Settanta con accanto qualche nota biografica, in cui sono riportate le già citate collaborazioni con Morricone, ma anche quelle con Fellini. Ha avuto molti riconoscimenti sia per l’atletica, ma anche per il ciclismo e le esecuzioni musicali; su tutte, quelle per il jazz. Un pezzo grosso, insomma.

“Io sono stato molto fortunato, ho avuto la conferma per ogni dubbio che ho avuto. Ad esempio, ho sempre dubitato dell’aldilà, ma poi ho cambiato idea. Quando avevo 20 anni davo lezioni di piano a una ragazzina di 16. In segreto me ne innamorai, ma non avevo affatto intenzione di fare l’asino, anche perché ero già fidanzato. Lei era molto bella ed era di buona famiglia, ma era malata. Aveva un tumore al pancreas e le rimaneva poco. Un lunedì notte feci uno strano sogno. In questo sogno lei mi telefonava e mi diceva he non eravamo più nello stesso posto, ma che quando l’avrei raggiunta saremmo stati di nuovo felici. Dopo che mi disse questo mi svegliai: erano le due del mattino. Il giorno dopo la cercai, chiamai amici stretti, ma nessuno seppe dirmi nulla. Poi, chiamai a casa sua e mi rispose la domestica che mi passò la madre, la quale era in lacrime. Mi disse che sua figlia era morta la sera prima. Con questo dio ha voluto darmi la conferma della sua esistenza, purché io testimoniassi!”

Un pazzo, penso io. La mia fede non è stabile, alterno momenti in cui credo e altri in cui ritorno l’ateo di prima. Non riesco a credere a certe parole, nè tantomeno a certe testimonianze.

Il 20 svolta in Piazza Malpighi; lui intravvede il 30 per andare in stazione. Ovviamente, lo aiuto con la valigia.

“Dobbiamo correre! Dobbiamo riuscire a prenderlo!”

“No, guardi! Aspettiamone un altro.”

Saliamo sulla navetta D e inizia a dirmi: “sei un buon ragazzo! Ti ho detto delle cose che non sempre dico a chi conosco appena. Mi sono trovato subito a mio agio con te, non so come ringraziarti.”

Trovo un posto e lo faccio sedere; a momenti si uccide sedendosi.

“Non so proprio come ringraziarti”, continuava.”Sei nel momento migliore della tua vita, vivilo al meglio! Cerca sempre di studiare per arrivare primo, mai voler arrivare ultimo. Se non ce la farai… avrai il posto d’onore”.

Lo ringrazio, gli dico che è stato un grande piacere parlare con lui che dice lo stesso a me. Dopodiché lo saluto e scendo. Non ricordo nemmeno il suo nome, ricordo solo che mi ha illuminato quella giornata. A volte mi ritrovo a dubitare della vera esistenza di questo anziano signore, ma questo incontro è capitato proprio quando avevo bisogno di sentirmi dire quelle parole e subito dopo essere sceso ne sento gìà la mancanza.

Credo che, specialmente per un giovane, affidarsi agli insegnamenti di un anziano sia una gran mossa, anche perché non tutti considerano i giovani un problema. Se qualcuno più maturo di te, ti da con spontaneità anche solo un piccolo pezzo di tutto quello che sa; non lo fa perché vede in te qualcosa da modificare, ma perché vede in te una risorsa. Con lui avrei voluto parlare di altro: sentimenti, musica, arte e della vita in generale. Accadrà, spero che accadrà. Intanto: “non pensare di arrivare ultimo, studia per arrivare primo. In caso contrario, avrai un posto d’onore”.

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Pubblicato da filippo Martedì, 18 Maggio 2010

Commenti E' richiesto javascript per commentare.

  1. 1

    Hai colto perfettamente ciò che voleva trasmetterti quell’uomo. E non e’ da tutti!
    Ebbbravo il mio Pippero :D

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