Augmented Reality. Come se di realtà non ce ne fosse abbastanza. Così l’uomo nel nuovo millennio si appresta ad abbandonare gli universali ed accettare che tutto questo è solo un grande scherzo, un’illusione ottica. Un po’ come in Matrix, ma con una megalomania perversa tipica dei frustrati e degli schiavi (frustati).
Certo, diranno i più scettici, quella che c’è stentiamo già a gustarcela… ma non voglio fare sempre l’apocalittico. La realtà aumentata può essere di aiuto.
Qualche settimana fa Wired Italia aveva dedicato qualche pagina all’argomento, portando come esempio un progetto sperimentale di visite guidate ad un castello nel torinese (non ricordo quale). Praticamente grazie ad uno schermo con una telecamera built-in diverrebbe possibile vedere alcune parti dell’edificio come erano un tempo, integrando le immagini catturate dall’obiettivo con delle ricostruzioni in computer grafica curate da esperti.
Interessante, ma non abbastanza: perché un’invenzione abbia realmente successo deve avere un qualche impatto anche sulla vita di tutti i giorni.
Mi sono messo a cercare sul web e ho trovato una marea di idee e possibili applicazioni, ma una mi ha colpito particolarmente per la sua semplicità ed il suo costo contenuto (pari a zero, in pratica): il simulatore di pacchi dell’USPS. Per capire di cosa si tratta vi invito a dare un’occhiata al video qua sotto.
Certo, diranno sempre gli scettici di prima, una cosa del genere non ha poi molta possibilità di essere sviluppata e portata avanti, perché i costi di progettazione di questo tipo di tecnologia potrebbero essere troppo alti rispetto ai possibili guadagni. Ne ero convinto anch’io, finché una settimanetta fa ho visto il video di presentazione del ‘Project Natal’, ideato per Xbox 360.
‘Project Natal’ è un nuovo modo di intendere i videogiochi: il controller è il tuo corpo, grazie ad una telecamera stereoscopica ed un microfono piazzati sotto il televisore. Le possibilità di sfruttare questo sistema sono infinite e con un mercato così fruttuoso come quello dei videogame non ci sono dubbi che verranno sondate tutte dalla prima all’ultima. Ad esempio, nel video di presentazione che posto qui sotto, mi ha colpito molto la ragazza che riceve una videochiamata da un’amica che le consiglia un vestito per la serata, glielo fa vedere ed infine provare; ovviamente ognuna restando a casa sua (qui ci sarebbe da fare un discorsetto sulla privazione del sacrosanto diritto di sbagliare, ma andiamo oltre).
Una sola cosa mi sfugge del video: perché il ragazzino invece di scannerizzare la propria tavola da skate e saltare come un deficiente davanti ad un televisore non se ne va direttamente fuori per strada? Mah…




sara’ l’omofobia
passavo di qua…eheh