REM

Never forget

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Ci sono alcuni ricordi della mia infanzia in Giappone che si stagliano nitidi nella mia memoria che, diciamolo pure, solitamente fa acqua da tutte le parti. Uno di questi ricordi è legato a una giornata particolare.

Erano le 11 di un afoso 9 agosto a Nagasaki. Ero lì in visita a nonni, zii e cugine. Appena svegliato ogni mattina, di abitudine, bevo un bicchier d’acqua e piscio. Anche quel giorno lontano nel tempo e nello spazio eseguii questa specie di rito. Ricordo nitidamente che stavo per tirare lo sciacquone quando un rumore infernale di sirene e allarmi cominciò a risuonare ovunque e all’improvviso. Spaventato e con le braghe calate, quel giorno avrei imparato che il 9 agosto del 1945 alle 11 a Nagasaki era stata sadicamente sganciata la seconda delle bombe atomiche che gli americani avevano destinato alla popolazione nipponica. La prima aveva attraversato il cielo di Hiroshima tre giorni prima, il 6 agosto, alle 8.15.

In pochi secondi, intervallati da tre giorni di distanza, furono cancellate quasi 220.000 persone, e tante sarebbero morte successivamente a causa delle radizioni. Quel pomeriggio stesso, ancora impressionato dallo strano silenzio che aveva seguito le sirene commemorative, imparai esattamente cosa significava tutto ciò: mio padre mi portò in un ovattato e poco illuminato museo della bomba atomica.

I numeri non sono niente; svaniscono in tutta la loro effimera capacità di descrivere tali eventi. Le pagine dei testi di storia sono ancora meno efficaci. L’aria, l’atmosfera e i volti scuri delle persone più anziane all’interno del museo hanno impresso per sempre nella mia memoria le indelebili immagini che guardai attonito sulle pareti. Avrò avuto al massimo 5 anni, ma capii. Capii tutto e non capii nulla, esattamente come ora. Perché? Perché? Come è possibile una cosa del genere?

Nevere forget:

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Pubblicato da Akio Takemoto Giovedì, 6 Agosto 2009

Commenti:

  1. 1

    forse aspettavo proprio questo pezzo per commuovermi pensando ai tuoi occhi di bambino macchiati da tanta follia. ricordare pezzi di storia incomprensibili con il tuo modo di raccontare è come sentire le sirene che bloccano per pochi secondi il pensiero e incidono nella nostra mente brevi fotogrammi di morte.
    grazie Aki.

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