REM

Muri bianchi, gente muta; muri bianchi, affitti più alti

Premetto che non ho mai scritto nulla su un muro. Non che me ne vergognerei, semplicemente non l’ho mai fatto… forse perché non ho una bella grafia. Leggo sempre, invece, le frasi che incontro in giro per Bologna, soprattutto quelle nei bagni. Non sto parlando di tag o di murales, ma proprio di quelle scrittine in pennarello lasciate in fretta e furia.

Devo dire che ce ne sono di bellissime: rivendicazioni, messaggi d’amore creativi, offese, giochi di parole da far impallidire Queneau, e molto altro ancora. Alcuni la chiamano addirittura “letteratura involontaria”.

L’ultima che ho letto in via Petroni, ad esempio, recitava: “noi a loro l’oro, loro a noi l’alloro”. Il senso direi che è abbastanza chiaro: noi poveri universitari studiamo per cinque anni (minimo) pagando migliaia di euro (e ne pagheremo sempre più) per arrivare alla laurea e cosa abbiamo in cambio? Giusto una coroncina d’alloro e un pezzo di pergamena. Nessuna sicurezza, nessuna prospettiva.

Ma non è solo questo, c’è dell’altro: il semplice essere su un muro carica di ulteriori significati la scritta. Il messaggio in questo caso potrebbe essere “non ci sono canali di comunicazione con l’università e quindi quello che voglio dire lo lascio su un muro”, oppure ci potrebbe essere dietro la speranza che qualcuno si svegli e cambi qualcosa (”aprite gli occhi, non fate come me; vi stanno inculando…”), etc. Insomma, anche le scritte sono cittadinanza attiva, che piaccia o no. Le persone protestano, provocano, reagiscono attraverso i muri (muri bianchi, gente muta), si rivolgono agli altri e talvolta si ri-prendono anche dei diritti (muri bianchi, affitti più alti).

Prese nel complesso, le scritte di una città (o perché no, anche quelle di una singola strada) possono dire molto di chi ci abita. Quando lavoravo per un giornale locale a Carrara, ricordo che mi capitò di intervistare alcuni writer. Dissero una cosa che mi spiazzò per la sua evidenza. Mi spiegarono che girando a Massa (città a meno di 7 km di distanza) il tipo di scritte era completamente diverso da quello che avrei trovato a Carrara. Controllai, ed era vero: a Massa i muri erano diventati una sorta di campo di battaglia fra comunisti e fascisti, mentre Carrara era tappezzata quasi solamente di tag, poiché “c’era da molto -mi spiegarono sempre i writer- una solida cultura hip hop“.

Tornando a Bologna ed alla sua identità scritta sui muri, vi pare un caso che ci siano tante schermaglie fra polentoni e terroni? E le divertentissime provocazioni alla società dabbene che si trovano soprattutto nei porticati dei quartieri residenziali?

Vi lascio con questi dubbi e una bella carrellata di scritte sui muri prese da Italian Graffiti, un blog interamente dedicato a questo particolare tipo di letteratura…

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e altre ancora pescate in giro per il web

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ps: la prossima volta che camminate per strada sprecate qualche secondo a leggere i muri, vi assicuro che non ve ne pentirete.

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Pubblicato da Akio Takemoto Giovedì, 4 Marzo 2010

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  1. 1

    non mettendo in dubbio l’originalità e a volte anche la venea artistica e letteraria di alcune scritte,
    nn posso fare a meno di chiedermi se ci sia proprio bisogno di deturpare un muro(che poi dovrà essere ripulito a spese dei proprietari o della collettività)per manifastare la prorpia espressività?
    soprattutto oggi dove il web ci permette di postare qualsiasi pensiero sia artistico che demenziale,
    se proprio non basta,ognuno ha poi il muro di casa sua!!

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