REM

Facciamo finta che sia ancora il 2001

Nove anni fa. Scordatevi le Noemi, le Ruby, le battute sugli omosessuali e sui finlandesi, le offese in diretta tv alla Bindi… Torniamo ai concetti semplici. No, non Mills. Di quello si sapeva ancora poco.

Torniamo, dicevo, a nove anni fa, perché in un mondo-panopticon (o presunto tale), in un mondo iper-mediatizzato, la memoria è labile, confusa e poco selettiva. Ha le gambe corte, mutuando una metafora tipica della bugia. In una siffatta società spesso si tende ad accumulare le nozioni, a perdere gli strati inferiori.

Nove anni fa: Berlusconi è già in politica da sette ed è un personaggio pubblico da più di una ventina. Perché proprio il 2001 quindi? Perché torniamo ad un’intervista, di facile fruibilità e lettura: quella di Marco Travaglio al programma di LuttazziSatyricon’. Il giornalista montanelliano (non proprio un rosso quindi) nel suo libro di allora recente pubblicazione, ‘L’odore dei soldi’, si poneva un semplice quesito: da dove vengono i soldi di Berlusconi?

Liste e schemi da sempre ci aiutano a comprendere e ricordare meglio, quindi tenterò di fare un elenco ordinato delle problematiche emerse durante quella discussione (che costerà poi il posto a Luttazzi in RAI). Prima, però, faccio una breve premessa: nell’uso delle fonti (la cui principale è ovviamente l’intervista a ‘Satyricon’) faccio spesso riferimento proprio a Marco Travaglio, che fa a sua volta sempre riferimento ai documenti che utilizza per ricostruire le notizie; non ho la possibilità di andare in giro per l’Italia a controllare gli atti dei processi o le ordinanze della procura citati, ma mi pare scontato che difficilmente un giornalista di tale rilevanza possa mentire su una documentazione per sua natura oggettiva.

  • I soldi piovuti dal cielo. Ci sono 115 miliardi di lire dell’epoca che, nell’arco di sette anni fra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta, vengono fatti confluire in contanti nelle holding componenti Fininvest. Nel 1998 a Francesco Giuffrida, dirigente della Banca d’Italia, viene commissionata una consulenza dalla procura di Palermo per far luce sui flussi finanziari delle holding. Che fine ha fatto oggi Giuffrida? Minacciato dalle querele del colosso Fininvest ha ritrattato la perizia consegnata nel 1999 (qui la fonte): ammettiamo anche che Giuffrida abbia svolto un lavoro negligente, che l’immagine di Fininvest ne sia uscita danneggiata, che le holding svolgano attività completamente trasparenti e che i pentiti mafiosi che parlano di attività illecite attorno a Berlusconi (qui alcuni riferimenti) abbiano mentito; perché il premier si rifiuta ostinatamente di spiegare l’origine di questi 115 miliardi di lire in contanti (qui la fonte)?
  • La Banca Rasini (questo libro per saperne di più). Questo è un punto difficile, lo ammetto. Poco chiaro e sul quale non mi voglio esprimere. Riporto solo alcuni fatti nero su bianco (sempre tratti dal libro ‘L’odore dei soldi’ e che potete leggere anche qui); alle connessioni logiche ci pensate voi:
  1. Luigi Berlusconi, padre di Silvio, è stato direttore di questa banca negli stessi anni in cui erano clienti Pippo Calò, Totò Riina e Bernardo Provenzano.
  2. Michele Sindona, personaggio a dir poco oscuro (collegato alla P2 di Licio Gelli e incarcerato come mandante dell’omicidio del banchiere Ambrosoli), indica la Banca Rasini come la principale banca usata dalla mafia per il riciclo dei soldi sporchi provenienti dal nord.
  3. Negli anni Settanta un certo Silvio Berlusconi registra presso la banca Rasini 23 holding come “negozi di parrucchiera ed estetista”. Ci sono 23 holding italiane (più 15 dedicate ai mercati esteri) registrate presso la banca Rasini che hanno ricevuto capitali Fininvest. Forse le 23 holding non sono le stesse 23 registrate come “negozi di parruchiera ed estetista”, forse il Silvio Berlusconi che ha registrato quelle holding in una banca dove lavorava Luigi Berlusconi è solo un omonimo… Nessuno ha smentito, nessuno ha confermato.
  4. Massimo Maria Berruti, il finanziere che dirigeva e poi archiviò l’indagine della Guardia di Finanza sulle 23 holding della Banca Rasini, nel 1979 si dimise dal suo incarico. Venne poi assunto dalla Fininvest e, condannato per corruzione, eletto in seguito parlamentare nelle file di Forza Italia (qui un articolo su un nuovo capo d’accusa nei confronti di Berruti).
  • Craxi, Mangano e dell’Utri. Anche qui devi ricorrere ad alcuni punti sintetici e senza commento.
  1. Ezio Cartotto, ex-democristiano lombardo, viene ingaggiato da Dell’Utri per partecipare alle fasi germinali di Forza Italia (qui un articolo del ‘96 che parla delle rivelazioni contenute nel libro che Cartotto stava scrivendo e che a quanto pare è uscito solo nel 2008 con il titolo ‘Operazione Botticelli’). Cacciato da Forza Italia poco dopo (nel ‘96 appunto) Cartotto diventa una specie di pentito della politica e già all’epoca rilascia dichiarazioni messe agli atti dalla procura di Caltanisetta e Palermo, indaganti sui mandanti a volto scoperto delle stragi del ‘92 e del ‘93. Da queste dichiarazioni (vere o false che siano, di sicuro non sono improbaili) si evince che Craxi, poco prima di fuggire ad Hammamet per gli scandali emersi a seguito di Mani Pulite (qui per saperne di più), contribuì a fondare Forza Italia (ricordate i tre decreti super-veloci, qui e qui e qui, pre-legge Mammì, del governo socialista che permisero a Mediaset di continuare le trasmissioni?), nonostante le opposizioni di Fedele Confalonieri (che a quanto pare insiteva sulla necessità di vendere le reti telvisive prima di entrare in politica) e Maurizio Costanzo (che fu vittima di un misterioso attentato poco dopo, qui per maggiori informazioni).
  2. Vittorio Mangano (qui l’articolo sulla sua carcerazione), pluri-omicida legato a Cosa Nostra, dal ‘73 al ‘75 lavorò come “stalliere” nella villa di Berlusconi ad Arcore
  3. Marcello Dell’Utri… Be’, Marcello Dell’Utri è tutt’ora senatore per il Pdl, nonostante la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa (per fatti legati ad un periodo precedente al ‘92, e lasciatemelo dire, è veramente ridicolo pensare che dal ‘92 in poi il suo “concorso esterno in associazione mafiosa” si sia interrotto improvvisamente); qui per saperne di più sul processo e qui una delle intercettazioni telefoniche fra Berlusconi e Dell’Utri.
  4. A tutto questo si aggiunge un altro fatto sospetto: due giorni prima dell’assassinio di Giovanni Falcone e 50 prima della sua morte (qui un documentario sugli assassini dei due magistrati), Paolo Borsellino (non proprio una toga rossa, anzi uno che probabilmente votava Msi) rilascia un’intervista in cui parla delle indagini della magistratura palermitana su Mangano/Dell’Utri/Berlusconi (indagini ancora in corso all’epoca, di cui quindi non si poteva parlare e di cui Borsellino dice di non sapere molto). Contrariamente a quanto lascia intendere Travaglio nell’intervista con Luttazzi, io non vedo nessun nesso fra questa intervista e la morte del magistrato; resta il fatto, però, che i tre nomi citati da Borsellino all’epoca erano effettivamente oggetto di svariate indagini della procura palermitana. Qui un’estratto e qui l’intervista intera (che la RAI non ha mai voluto trasmettere in prima serata). Da sottolineare come dalle intercettazioni, secondo Borsellino, Mangano volesse mandare dei “cavalli” (sempre secondo Borsellino da leggere come “partite di droga”) in un albergo.
  • Il conflitto di interessi. Altro tema infinito. Lasciamo perdere i lati più ovvi di questa faccenda e soffermiamoci sulla legge Tremonti del 1994 (qui un estratto), citata da Travaglio a ‘Satyricon’, che prevede il rilascio di agevolazioni fiscali alle imprese che re-investono gli utili: Mediaset in quello stesso anno comprò dei film per il proprio archivio, interpellando poi il governo per beneficiare dei vantaggi previsti dalla legge (243 miliardi dell’epoca). Come dice il giornalista montanelliano: “io non so se Mediaset avesse o non avesse diritto di accedere a questi vantaggi […] il problema è che a beneficiare di questa legge è colui che l’ha fatta e cioè il presidente del consiglio Berlusconi […] che si interpella da solo […] e alla fine ci guadagna 243 miliari”. Qui un articolo sull’apertura di un’inchiesta sull’affare Mediaset-Legge Tremonti.

A questo punto devo fare una confessione: a me il Travaglio televisivo non piace molto. Giornalista scrupoloso e attento sulla carta quanto alla ricerca dell’effetto e impreciso sul piccolo schermo. Basti guardare la versione integrale della già citata intervista a Borsellino e confrontarla con quanto riportato a ‘Satyricon’ per rendersene conto. Le inesattezze ci sono, o meglio, si legge troppo fra le righe e si omette di ricordare che il magistrato ricorda sommariamente, senza avere i documenti alla mano, e lo sottolinea anche spesso (facendo anche un po’ di confusione fra i vari processi che cita). Detto ciò, però, riconosco che Travaglio è abilissimo a portare in primo piano i punti centrali del caso Berlusconi. Per questo ho usato la sua intervista come canovaccio per questo post.

Tutto questo lavoro, tutta questa faticosa (ahimè) ricerca di fonti attendibili, l’ho fatta per chi fra qualche hanno riceverà il diritto a votare, per quelli, come mio fratello, che nel 2001 non andavano ancora a scuola.

La prossima volta che vi indignate per uno scandalo sessuale del nostro presidente del consiglio (se avete almeno la decenza di farlo), tornate a questo post, rileggetelo, con calma, e pensate a quali sono le vere ragioni per cui non dovrebbe essere questa persona a governarci.

Aggiungo un’ultima cosa. Una scelta politica dovrebbe essere fatta sulla base di ideali, visioni economiche e modelli sociali; non votare tal dei tali perché sospettato di concorso mafioso e scegliere il meno peggio, non è una scelta politica. Not in my name, sempre e comunque. Se credo al libero mercato faccio una scelta, se ritengo che Keynes avesse già detto tutto a inizio secolo, ne faccio un’altra.

Aggiungo qui sotto i tre video dell’intervista a Travaglio:

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Pubblicato da Akio Takemoto Domenica, 14 Novembre 2010

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