La biblioteca è un paradiso terrestre. Il suo silenzio, la sua calma e la sua mescolanza di culture, mi danno tranquillità, sapendo che la diversità è una ricchezza. A volte ci vado e mi siedo in mezzo a mille libri, ma non leggo. Spesso davanti agli scaffali dei libri non so quale libro scegliere.
Una volta, mentre sceglievo un libro, un titolo mi è saltato agli occhi: ‘Vivere‘. Già, era proprio lui che era riuscito ad assorbire tutta la mia attenzione e curiosità. È un romanzo cinese ambientato all’inizio del ‘900, e tratta della trasformazione di un figlio viziato di un latifondista in un gentile ed umile contadino, che per mantenere la famiglia allestisce degli spettacoli di ombre cinesi. Sfortunatamente viene catturato dalle truppe cinesi durante la seconda guerra mondiale e crede di non avere più speranza di tornare a casa vivo.
La vita, però, spesso gioca insieme all’uomo la sua fortuna. Infatti, grazie alle sue arti, riesce a sopravvivere e viene addirittura premiato come aiutante di guerra. Torna finalmente a casa, dove vive umilmente con i suoi familiari e, poiché ha ormai perso tutte le sue ricchezze, non entra nella lista nera della Rivoluzione Culturale cinese (tanti latifondisti sono stati ghigliottinati durante quella rivoluzione).
La vita è un mistero, spesso è un ciclo di bene e male. Infatti, tutti i familiari del protagonista muoiono uno dopo l’altro per incidenti o malattie, e lui, alla fine, rimane da solo con un bue con cui coltiva la terra.
Quando ho finito di leggere questo libro, nulla mi è rimasto nella mente tranne il bianco. Quelle poche certezze che ho nella vita in un istante si sono rotte a pezzi come un vetro.
Cos’è e che senso ha la vita? E vivere?
Nel maggio 2008 mentre tutta la Cina stava aspettando il grande evento dei giochi olimpici, nella provincia centrale del Sichuan c’è stato un terremoto di magnitudo 8.0 della scala Richter. Circa 100.000 vittime, edifici pubblici e privati distrutti. A volte mi domando, come vivranno i “fortunati”? Senza una casa propria e soffrendo del dolore atroce di aver perso i cari… Non ci penso spesso, altrimenti mi viene troppa ansia.
Vivere.
Forse bisogna accettare il bene e il male che ci ha donato la natura e viverli.
Come dice Leopardi ne ‘La sera del dì di festa’:
“E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia.“




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