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L’uomo nell’ombra

L’uomo nell’ombra’, l’ultimo film di Roman Polanski, è un’opera sull’indecifrabilità della realtà nella società odierna. O meglio, su quell’incapacità di distinguere il vero dal falso che domina il nostro tempo.

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Nel rappresentare la vicenda di un ghost writer chiamato a riscrivere le memorie di un politico caduto in disgrazia, Polanski ci avverte che al giorno d’oggi nulla è come appare. Sotto la superficie delle cose si cela in realtà un’essenza fatta di tutt’altra pasta: la politica imbroglia e i media le danno una mano. Cose già viste, cose ovvie. Polanski, però, sposta l’asticella più avanti. Il regista polacco arriva a descrivere un mondo in cui nessuno dice il vero, dove il concetto stesso di verità è venuto a mancare e l’incertezza domina sovrana. Risulta paradossale che l’unico cercatore di verità – il ghost writer – non abbia neanche diritto a un nome (infatti non lo conosceremo mai).

‘L’uomo nell’ombra’ è anche una summa di tutto il cinema polanskiano. Sono vari e chiari i rimandi alle sue opere precedenti: l’isola di ‘Cul de sac’, la villa di ‘Che?’, il tema della sostituzione di ‘L’inquilino del terzo piano’ nonché quello del libro come deus ex machina di ‘La nona porta’. Polanski si conferma inoltre kafkiano fino al midollo: in un décor estremamente realistico, vi è sempre un piccolo dettaglio che non aderisce completamente al reale. Ciò crea un sottile senso di paranoia che  pervade lo spettatore per tutta la durata del film. Pertanto, se sul piano della forma siamo nelle solite, magnifiche, zone polanskiane (bellissime anche la fotografia – sui toni del verde-azzurro – e le musiche) è sul versante dei contenuti che siamo nell’inedito.

L’invettiva politica non si era infatti mai vista in un film del nostro. Adam Lang, l’ex premier britannico protagonista della pellicola, è troppo simile a Tony Blair. Anzi, Adam Lang è Tony Blair. Così come le malefatte targate USA-Gran Bretagna che si vedono sulla pellicola sono le stesse accadute nella realtà.

Come nobilitato dalla contingenza e dall’urgenza della denuncia politica, ‘L’uomo nell’ombra’ si eleva dalla categoria di film di genere per attestarsi al rango di classico della modernità. Un micidiale e spietato resoconto dello stato attuale delle cose.

Voto: 10/10

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Il nuovo turco che ha scritto questo articolo è Davide Mazzoni.

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Pubblicato da I Nuovi Turchi Giovedì, 15 Aprile 2010

Commenti E' richiesto javascript per commentare.

  1. 4

    bellissimo. ma il finale un po’ tirato via. La prima parte decisamente superiore alla seconda, che prende i ritmi più classici dei colpi di scena hollywoodiani. Il primo tempo infatti è un’inedita forma di cinema giallo, è inedito il fatto che questa forma si dilati per tutto un tempo del film più che altro: gli indizi si affacciano su un investigatore che non sta indagando, e non viceversa. La bellezza sta proprio nel ritmo che il regista ha inventato per questo gioco narrativo. Un ritmo da cattivo tempo, che non si trascina a meno che non lo faccia per salti che non vogliono perdere tempo, ma che lo perdono lo stesso, perché c’è cattivo tempo. Come se si volesse evitare una predestinazione. E purtroppo mi sono sentito dire da più persone che “per tutto il primo tempo non succede niente!!”.

  2. 3

    bellissimo. concordo.

  3. 2

    concordo pienamente e aspetto con ansia i prossimi consigli.

  4. 1

    Una rubrica molto interessante.Grazie

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