Capitolo solo apparentemente minore nella filmografia di Wes Anderson, ‘Fantastic Mr. Fox’ è in realtà un piccolo gioiello di rara raffinatezza: una credibile favola contemporanea.

Pochi come Wes Anderson sono stati in grado, in minuti e precisi passi, di dare forma ad un universo narrativo immediatamente riconoscibile seppur sottoposto ad alcune variazioni di non poco conto. Dall’apologo scolastico di ‘Rushmore’ al grande affresco familiare di ‘The Royal Tenenbaums’, dall’immaginario avventuroso di ‘The life aquatic with Steve Zissou’ all’India burlesque di ‘The Darjeeling Limited’ corre un filo rosso che vede nella eccentricità controllata, nella citazione colta e nello humour i suoi tratti distintivi.
Se si vuole, però, una costante era data dallo sguardo volto a privilegiare, più che il racconto, l’atmosfera e la descrizione dei suoi personaggi. Cosa accade allora a questo magistrale biografo di vite immaginarie, quando all’umano viene sostituito l’animale?
Il passaggio è interessante perché presenta una mediazione significativa: l’animazione, lo stop-motion. È tramite questo specifico artificio tecnologico che Anderson si rapporta all’animale. Enfatizzando il carattere macchinale del procedimento tecnico (il film è girato infatti a 12 fotogrammi al secondo, sacrificando volutamente la fluidità dei canonici 24 fps), nel momento in cui esibisce dunque l’elemento artefatto, diviene per lui possibile padroneggiare completamente la materia e fare partecipare i propri giocattoli all’elegante gioco di rimandi e suggestioni che caratterizzano gli indimenticabili ritratti consegnatici dai film precedenti.
Abbiamo così Mr. Fox, una volpe che ha abbandonato il crimine per dedicarsi al giornalismo - impeccabile nel suo corduroy suit, il quale ad un tratto cede di nuovo al richiamo del reato (“It’s my character”, si potrebbe dire con Orson Welles). Ha infatti intenzione di compiere alcuni furti ai danni dei tre capitalisti del paese: Boggis, Bunce e Bean. Una volta compiuti, questi misfatti gli attirano le antipatie della comunità in cui vive (la reazione dei tre uomini d’affari si scaglia contro tutti gli abitanti del bosco), nonché di Mrs. Fox, la moglie dal temperamento artistico - perennemente sottolineato dal cammeo appuntato al vestito. Ma in seguito l’atto individuale cede il passo alla resistenza comunitaria contro il nemico e assurge ad esperienza di crescita e maturazione collettiva (il caso del figlio Ash e del cugino Kristofferson), suggellata dal brindisi finale nel supermercato pronto al nuovo saccheggio (“Let’s drink to character”, per citare ancora Welles).
È nel raccontare questo atto di resistenza minoritario (e per minori, dato che il film è venduto come film per bambini) che Anderson rende il migliore omaggio a Roald Dahl, autore del libro omonimo. Ma non solo Anderson ha il merito (di per sé considerevole) di restituire al film la carica dissacrante e anti-autoritaria dello scrittore; in più, infatti, il regista si dimostra anche fedele lettore (dal punto di vista iconografico lo stile ricorda da vicino il tratto di Donald Chaffin, illustratore del libro) e interprete originale (arricchisce la vicenda con l’episodio dei mirtilli col sonnifero da ‘Danny the champion of the world’; fa confluire i luoghi biografici dahliani - Great Missenden - all’interno del paesaggio fantastico). Con Fantastic Mr. Fox si vede mirabilmente all’opera la mano di un lettore che ha convertito in precisione da filologo una passione infantile.
Si aggiunga allora anche questo nuovo tassello al lavoro di Anderson.
Dopo aver frequentato il romanzo, il regista si dimostra anche, con i suoi animali morali convertiti in pupazzi, unico erede credibile della tradizione favolistica: una sorta di solitario discepolo di Esopo e La Fontaine, con gli occhi e il cuore rivolti a Dahl.
Voto: 9/10
Consigliati per il prossimo weekend:
- ‘Perdona e dimentica’ di Todd Solondz
- ‘Vendicami’ di Johnnie To
Il nuovo turco che ha scritto questo articolo è Enrico Camporesi.
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dimenticavo…quale cinema?
quando? con chi?
io ci vado di sicuro!!!
Giusto ieri ero in piedi davanti alla locandina e pensavo: no, questo no.
Ora mi chiedo se ho fatto male.
E’ una vera sorpresa questo “Fantastic Mr. Fox”, il cartone animato in stop-motion di Wes Anderson. Che il regista fosse bravo si sapeva (è suo lo splendido “I Tenenbaum”), ma realizzare un cartone animato da un libro di Roald Dahl, perdipiù in stop-motion, sembrava un azzardo. Fortunatamente, non è stato così. Una cosa va però messa subito in chiaro: non è assolutamente un film per bambini. Detto ciò, veniamo al film. Il principale merito di Anderson è stato innanzitutto quello di non stravolgere la sua linea autoriale. Sebbene sia partito da un testo letterario con storia e personaggi ben definiti, il regista è riuscito a farli propri, ovvero a trasformali (senza stravolgerli) in figure della sua poetica. In questo, Anderson è pienamente autore: il Signor Volpe, la sua famiglia, i suoi amici rientrano perfettamente – come caratteristiche, comportamenti e manie – nella galleria dei personaggi andersoniani, insieme ai vari Royal Tenenbaum e Steve Zizou. La storia – intesa come vicenda narrata e temi trattati – subisce lo stesso processo. Infatti, se da una parte la pellicola segue con perizia la trama del libro, dall’altra se ne discosta per trattare un tema da sempre caro al regista: la famiglia. Come in ogni film di Anderson, è la famiglia il vero protagonista della pellicola: un personaggio collettivo che muta e si evolve in funzione delle necessità di chi lo compone. In questo caso l’evoluzione della famiglia Volpe è doppia. Da una parte cresce di numero, dall’altra muta le relazioni presenti al suo interno. La famiglia pertanto si trasforma in qualcos’altro. Si trasforma in comunità. In questo modo, Anderson si riallaccia al discorso politico insito nel testo di Dahl, dando precise caratteristiche politiche alla sua comunità: un insieme di persone che, trovatosi in una situazione di pericolo, riesce a cavarsela grazie alla solidarietà e alla ribellione nei confronti dei vessatori. Il messaggio politico (oserei dire “socialista”) non potrebbe essere più chiaro. Il regista realizza quindi un piccolo miracolo. Un film che, parlando di volpi, tassi e conigli in lotta contro avidi allevatori, riesce a fare un discorso coerente sul socialismo, perdipiù facendo morire dal ridere. È proprio fantastico questo Signor Anderson!
Voto: 10
Bravo Campo! Concordo pienamente