Come potrete notare da questa dilettantesca immagine, mi è venuta una gran voglia di alterare la realtà nei suoi colori e nelle sue forme, di creare qualcosa che vada oltre, che la confonda con i simboli e le figure dell’immaginazione.
In breve: mi è venuta voglia di Surrealismo.
Probabilmente Arturo Schwarz, curatore della Mostra ‘Dada e Surrealismo riscoperti‘, allestita nel Complesso del Vittoriano a Roma fino al 7 febbraio, sarebbe contentissimo di leggere questo post.
Non capita infatti spesso di uscire da una mostra, ideata per far riscoprire una corrente artistica, e mettersi subito a creare qualcosa per dare ad essa il proprio, se pur modesto e ignorante, contributo.
Guardando film, pubblicità e graphic novel, ci rendiamo conto di come le Avanguardie storiche, quali Dada e Surrealismo, non siano affatto morte, anzi, continuino a ispirare artisti, designer e registi.
La mostra sembra essere quasi una lezione, tenuta dai grandi maestri e dai loro allievi più promettenti, per i neofiti sognatori degli anni 2000.
In un mondo come il nostro, in cui è forte la dicotomia/confusione tra ciò che è reale e ciò che non lo è, le opere di Man Ray, André Breton, Giorgio De Chirico, Victor Brauner, Renè Magritte, Salvador Dalì e tanti altri signori dell’immaginario ci aiutano a trovare la via per il regno della nostra inconscia creatività.
Colore, ready-made, collage, assemblage, tecniche fotografiche e persino il ricamo vengono didatticamente presentate come canali ancora attuali della comunicazione surrealista e dadaista.
Nell’era digitale possiamo far fatica a distinguere tra un’immagine reale e barbaramente photoshoppata, questa mostra sembra così voler educare il nostro occhio ad andare oltre ai concetti di realtà e finzione, mediandoli tramite le simbolgie surrealiste che vanno a pescare in un caleidoscopio di archetipi arbitrari dai quali attingere per poi mescolarli al reale.
Se poi non ci bastasse creare un ponte, quale è appunto il Surrealismo, tra la nostra realtà e quella del mondo, potremmo imparare allora dal Dadaismo a scardinare tutto lo scibile e il sensato per crearne qualcosa di completamente nuovo.
Una volta usciti dalla mostra non sembra quindi strano che gli alberi diventino figure femminili danzanti, che il giorno diventi notte e che le lanterne si accendano per illuminare quel mare di antiche rovine della nostra coscienza, chiamati comunemente Fori Imperiali.
Tags: arte, mattia, mostra, recensione, surrealismo


Grazie Marco,
se sei di Bologna potremmo trovare i 5 minuti che desideri. Inviaci i tuoi recapiti a info@crossingtv.it. ciao!
ciao ragazzi. volevo farvi i complimenti per il progetto, sto guardando in questo preciso istante, alle 3.51 di mattina su rai news24 la presentazione del vostro progetto. ma potete dirmi come e se posso collaborare con voi? fare giornalismo è la mia aspirazione della vita. vi prego, concedetemi 5 minuti della vostra attenzione. grazie
marco