Purtroppo come tutti gli anni arriva l’imbarazzante momento di San Valentino. Mania di ostentazione compulsiva, direbbe qualche bravo psicologo, parlando del 14 febbraio: baci da record, carezze, poesiole, letterine, pelouche, purché tutto venga fatto in pubblico. Cronisti imbranati girano per la città chiedendo a coppie di anziani, prossimi all’ospizio, come passeranno la festa degli innamorati. Alla stessa domanda, ragazzini con le buste piene di regali rispondono che si ameranno come tutti gli altri giorni dell’anno. I telegiornali esaltano la massa a celebrare la ricorrenza e dirottano addirittura interi branchi organizzati di coppiette liceali a invadere Venezia. Originale vero?
Lo stesso bravo psicologo sociale direbbe che questo fenomeno di costume, più che a celebrare l’amore disinteressato delle persone, serve ad affermare lo status di coppia davanti ai poveri single, che non possono godere della suprema elevazione spirituale data dall’affetto reciproco, riassunta nella formula: I <3 U.
A questo punto i single, e sono in tanti, costretti a questa oltraggiosa condizione dai motivi più disparati, si coalizzano e si armano di amara ironia. Comitati di uomini soli organizzano fantasiose feste il 13 febbraio, sperando così che almeno uno su ottocento esca dal locale portando sotto braccio un’altra anima in pena, con cui passare il giorno successivo.
Naturalmente a queste feste la maggior parte delle donne viene con il fidanzato fresco di palestra, mentre altre si fingono single e aspettano che il pollo di turno si prodighi nell’arte dell’avance per sfotterlo e umiliarlo assieme alle amiche, rituale che, da quel che mi han detto, noi maschi non riusciremmo mai a capire. Le donne davvero single le noti subito, anzi, spesso loro notano te, e, se sei stato abbastanza furbo da non bere troppo, salta all’occhio subito il motivo della loro solitudine.
Insomma la festa finisce e ti senti ancora più solo, oltre che umiliato e sfigato, dal momento che non sei mai tu quell’uno su ottocento e se, per caso, eri stato così intelligente da non pensarci, fidati che inizi a farlo. Non resta che sperare di non esser l’unico a passare un San Valentino tanto insopportabile.
Io mi aiuto pensando a queste semplici cose e applicando alcuni accorgimenti:
- Anche se fossi fidanzato troverei lo stesso qualcosa di cui lamentarmi e mi rovinerei comunque la giornata.
- Abolendo tutti gli oggetti rossi e non sintonizzandosi su nessuna stazione radio o tv, si ha l’illusione di vivere un giorno come tanti, ossia non peggiore degli altri.
- Un bel film americano dove tutti sparano e uccidono è di grande aiuto.
- Si sconsiglia vivamente di prendere una tanica di benzina e darsi ad atti di vandalismo, l’Italia, quando vuole, è un paese civile.
- Bisogna desistere dall’autolesionismo, se proprio non si può farne a meno, si passi a quello costruttivo, facendo una bella versione di latino. Sallustio, per esempio.
- Si ricorda che, se avete istinti omicidi, l’ascia bipenne e le armi in genere sono illegali.
- Il romanzo: ‘Arrivederci amore ciao‘ di Massimo Carlotto aiuta a sentirsi potenti e vi esalterà abbastanza da farvi dimenticare che siete soli per almeno 24 ore. Purtroppo io l’ho già letto l’anno scorso.




Da Twitter:
wolken86
http://www.flickr.com/photos/wolkendesaristophanes/4352733859/
@CrossingTV questa è la mia risp a San Valentino.. enjoy
Cara Valentina.
Ho riflettuto sul tuo commento e mi fa molto piacere che tu abbia notato come questa frase suoni equivoca.
Credo che lo stesso discorso possa essere fatto anche dal punto di vista femminile.
Accade spesso che commenti di questo tipo sui frequentatori delle discoteche o dai giovani in genere vengano fatti sia da uomini che da donne, forse perchè siamo tutti insopportabili nel profondo o perchè ogni tanto qualche commentino un po salace scappa a chiunque.
E poi credo che leggere le cose con un pochino di ironia e di autocritica non faccia male!
Bel pezzo, ben scritto, e complimenti per lo stile. Anch’io odio San Valentino, una “festa” costruita a tavolino che trasforma i sentimenti in merci.
Vorrei però far notare all’articolista il sessismo di una frase come: “Le donne davvero single le noti subito, anzi, spesso loro notano te, e, se sei stato abbastanza furbo da non bere troppo, salta all’occhio subito il motivo della loro solitudine”. Siamo ancora allo stereotipo della racchia, o a quello della zitella? Questa frase mi è suonata come una nota stonata, nel contesto di quella riflessione, perché sembra adottare in pieno gli stereotipi (sessisti, ribadisco) contro cui l’autore giustamente si scaglia. Attenti ragazzi, la cultura dominante si insinua in noi più profondamente di quanto non pensiamo…
Sono d’accordo pienamente con il fatto che san valentino sia una cosa puramente commerciale e di certo, sappiamo tutti che l’amore non è ostentazione.. o almeno non dovrebbe esserlo. Io confesso però di averlo festeggiato in casa, con la mia ragazza dopo una giornata di lavoro. San valentino non è solo una festa etero, ma una festa che dovrebbe celebrare l’amore in genere. Anche se per me e lei festeggiare si è ridotto a fare oltre le solite cose, forse creare un’atmosfera + romantica. E’ probabile che io “cada” nella voglia di festeggiarlo per il semplice fatto che per anni non ho potuto farlo e/o non ho avuto la materia prima.. e sinceramente penso che molti odino questa ricorrenza o comunque ne sono intristiti per il fatto che non hanno nessuno con cui condividere… un po’ come il Natale, periodo in cui se guardi la tv ti vorresti suicidare ogni secondo per l’atmosfera fasulla. Queste feste, si sa, amplificano il malessere..
notevole,davvero! in certi punti ti rendi conto che è veramente così…concordo pienamente!
sono d’accordo, ma non sui suggerimenti, è sufficiente non lasciarsi condizionare, continuare ad essere autentici ed arricchirsi di opportunità scelte e non imposte…