L'Insopportabile

Il mago

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Un freddo cane, solitudine, quella solitudine che puoi toccare con mano solo quando ti ritrovi al gelo, di notte, seduto in una piazza deserta. Ero lì da un po’, avevo bisogno di uscire, di sentire il freddo nella sua purezza primigenea. Da solo, nella notte gelida, fermo e col desiderio di congelarmi.

Una risata roca, non senza una certa allegria di fondo. Lo sentii ancora prima di vederlo arrivare: alcol stantio e un qualcosa di talmente puzzolente da sembrare gradevole. Una mano sconosciuta, impregnata dello stesso tanfo. “Salam Aleikum”.

Alzai gli occhi tetri su di lui: burlesco, una marionetta da commedia dell’arte postmoderna, tondo, occhi neri persi con criterio in un mondo astratto. Una mano tesa, l’altra avvinghiata con solidità incredibile ad una lattina di birra da due soldi. “Io sono Mohammed”.

Età indefinibile, ubriaco e solo nella notte, solo come me, occhi diversi e meno cupi dei miei, profondi e a loro modo saggi, tondi, con quel non so che di caricaturale.
“Tu come ti chiami?” Chiese ridendo.

Invece di irritarmi, gli strinsi la mano. Mi era simpatico.
“Aleikum Salam (strano che mi venisse così naturale salutare in quel modo), io sono Mattia.” Risposi io.

Lui rise. “Mattia? Che tu fai qui Mattia? Perché solo?”
“Sono incazzato Mohammed, volevo stare un po’ per conto mio, sono incazzato nero.”
“Si vede, ma perché tu stai qui? Cosa fai?”

Già, che cosa stavo facendo? Però a volte bisogna incazzarsi e accettare il fatto, inutile fare finta di niente, se si ha un buon motivo per stare male. Altra risata. “Frega niente a me. Io no problemi”
“Beato te”, risposi, “io ne ho tanti di problemi”.

Bevve dalla lattina e disse di nuovo: “Io sono Mohammed, io no problemi a me frega niente, io sto bene.”

Altro sorso di birra, poi come per magia tirò fuori dalla tasca uno strano pacchetto di sigarette. Me ne offrì una: buona, marca mai vista, una scritta elegante e sottile intorno al filtro. Lo ringraziai.

“Fuma, fuma, no esser triste, capito? Io sono Mohammed a me frega niente“.

Mi guardò con affetto quasi paterno. “Tu ora fuma, poi alzati, fa come me: io cammino, io vado, io non credo, a me frega niente“.

Già, era semplice in fondo. Un altro po’ di birra, poi parlò ancora.
“Tu cammina, va piano, va dove vuoi, fa come me: frega niente, capito?”

Non sapevo come dargli torto, ma non sarebbe di sicuro finito il male con la fine di quella sigaretta, dovevo alzarmi, vero, ma perché alzarmi? Non era poi così semplice. “Se tu sta ancora li, tu prende solo freddo.” Ecco la risposta.

Sì, aveva ragione, rischiavo di prendermi un accidente se rimanevo lì. Lo guardai ancora e pensai che di uomini così saggi non se ne trovano più tanti al giorno d’oggi.

“Io ora vado”. Annunciò. “Finisci sigaretta, poi va anche tu, non prendere freddo, è tutto a posto, frega niente, capito?”

Rise come un mago delle fiabe, un altro sorso di birra e se ne andò barcollando. La sua ultima risata si perse nella notte, ora un po’ meno fredda.

Pubblicato da mattia Martedì, 27 Ottobre 2009

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