Ogni volta che ci separiamo dalla realtà entriamo in un altro mondo nel quale vigono regole diverse, le regole che noi immaginiamo, o che qualcuno ha immaginato per noi e che noi accettiamo di applicare o infrangere a nostro piacimento.
In sostanza questa è l’operazione che facciamo ogni qualvolta inventiamo o sognamo qualcosa. Ma cosa accade quando noi stessi vogliamo essere protagonisti attivi dell’immaginario?
Ovviamente ci rendiamo subito conto che non possiamo andare in nessun posto che oltrepassi i limiti della nostra dimensione quantica, del nostro pianeta o del nostro tempo con il corpo che abbiamo dalla nascita. Per attraversare la realtà, che la cosa ci piaccia o meno, occorre accettare una rinuncia, una separazione dal nostro corpo fisico, dopo la quale potremmo rinascere in una nuova forma più versatile con cui affrontare le sfide di un nuovo mondo.
Nella letteratura cyberpunk questa situazione di sdoppiamento da se stessi nel momento in cui si accede alla realtà virtuale è stata accettata quasi subito, basti pensare allo sfarzoso abbigliamento che i personaggi di ‘The Matrix‘ scelgono di caricarsi addosso quando devono andare ad affrontare i nemici nel cyberspazio, mentre nella realtà sono costretti a subire privazioni e disagi di ogni sorta e a vestirsi di stracci.
Questa importante dicotomia tra la persona fisica e il proprio io digitale o (per fare un discorso più ampio) la forma che immaginiamo di avere, era già nota e quasi data per scontata da molto tempo. Tuttavia, fino ad anni molto recenti, non ci siamo mai fermati a capire che cosa significhi davvero staccarsi dal corpo ed assumere una nuova forma.
Ad esempio, se facciamo un gioco di ruolo come Dungeons and Dragons, il nostro spirito si stacca da noi e discende nel corpo di un mago o di un cavaliere; esattamente la stessa operazione di re-incarnazione che facevamo da piccoli quando giocavamo alla famiglia o a indiani e cowboy.
Se ci rendiamo conto che quando vogliamo andare in un posto che non sia sulla Terra, o in questo tempo e in questa dimensione siamo costretti a re-incarnarci e a far discendere la nostra mente e il nostro spirito in un corpo differente, allora possiamo cominciare a capire il significato di Avatar e a comprendere di essere entrati in una nuova fase della letteratura fantascientifica che alcuni hanno già definito “post-human“.
Vi piace? E allora che cos’è un avatar?
Incredibilmente avatar o avatara è una parola molto antica riutilizzata nel suo significato etimologico originale. In sanscrito avatar significa: colui che è disceso. Per la religione induista un avatar è un corpo o una forma nella quale è disceso lo spirito di una divinità o di un genio che assume questa nuova natura per compiere determinate azioni. L’avatar induista, ma potremmo ritrovare questo concetto in molte altre culture e religioni, è il corpo di cui si dotano le divinità per scendere nel nostro mondo e interagire con gli esseri umani. Partendo dal dogma secondo il quale un dio è fatto di una sostanza diversa da quella umana e che vive in un mondo iperuranio ed alieno che trascende alle regole terrestri, capiamo come mai ogni volta che questo voglia manifestarsi o interagire con quello umano debba dotarsi di una natura simile alla nostra.
La reincarnazione presuppone che l’avatar sia, non tanto fatto di una natura differente da quella del soggetto che va ad ospitare e che allo stesso tempo il soggetto occupante, ma che quello che possiede e pilota il corpo dell’avatar rimanga consapevole di questa differenza tra il proprio mondo e quello in cui interagisce.
Nel film di James Cameron, infatti, gli esseri umani per sopravvivere sul pianeta Pandora e per interagire con gli abitanti di quel mondo sono costretti ad assumere una nuova natura. Ma per quanto un avatar sia ben costruito la sua mente rimane quella del suo occupante con tutti i pregi e i difetti tipicamente umani.
Nella prossima puntata vedremo come questi elementi: mente umana, corpo di avatar e l’interazione tra essi aprano nuove e interessanti possibilità di intrighi schenici e letterari.
Nella foto: sovrapposto alla locandina del film, il premio oscar Joe Letteri, visual effect supervisor della Weta digital, venuto a Bologna in occasione del Future Film Festival per illustrare come si creano gli avatar e per spiegare come è stato realizzato il meraviglioso mondo di Pandora.




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