Erano gli anni ‘20 quando i musicisti jazz bianchi o neri che fossero, si incontravano per interminabili jam session (jam=marmellata) d’improvvisazione. Vedi il grande Duke Ellington.
Era il 1988 quando i Mano Negra (l’ex band di Manu Chao) coniarono il termine patchanka per raccontare la loro musica: caos, miscuglio, confusione. Da Wikipedia: “la Patchanka è un non-genere, caratterizzato da una commistione di colori, suoni, stili, lingue, musiche e tradizioni diverse”.
Un non-genere, bello no? Sono passati 20 anni e ancora stiamo a parlare di multiculturalismo, di intercultura, di multietnico, di contaminazione di… etc, etc. Ma basta con queste etichette! Parliamo semplicemente di relazioni fra persone e fra esperienze e vediamo cosa ne esce fuori? Che ne dite?
Appelliamoci al miscuglio, al caos, alle marmellate per favorire l’incontro/scontro fra persone, che possa rappresentare il luogo “dove convergono le esperienze e si trasformano in espressione”, come diceva nel ‘95 Jovanotti ne ‘L’ombelico del mondo‘ (e c’era arrivato anche lui!) e attraverso il quale veicolare il desiderio di una società più giusta e rivendicare il diritto alla libertà di espressione.
E allora, vi presento i Mano Negra (che ebbi la fortuna di vedere a Firenze nel 1991 )
Vi presento anche il gruppo che mi fece decidere di prendere lezioni di fisarmonica. Era il 1990 quando i Les Negresses Vertes spopolavano nel mondo. E io non fui colpita dal loro essere francesi figli d’immigrati algerini, ma fui colpita dalla loro musica che mi portava in sonorità sconosciute miscuglio e caos di tante cose. Nessuno si sognava di dare dell’etnico ai Negri Verdi.
E in Italia? Per restare in tema ecco Roy Paci (amico di Manu Chao) con gli Aretuska. I dietro alle quinte dei loro concerti e delle loro turnè sono da sbellicarsi! (Sono dei musicisti pazzi o sono dei musicisti multi-inter-ecc ecc?) Eccoli in autogrill con il furgone rotto.




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