AIAGAIA

Vivere in vetrina

Questa è la storia di Silvestro. Chi è Silvestro? Un ragazzotto semplice, un po’ timido, uno dei miliardi di anonimi studentelli perennemente squattrinati e perennemente in cerca di una casa a prezzi umani (illuso). Ma allora, perché ci interessa la sua storia? Sintonizzatevi su questa frequenza, e rimanete in ascolto. Ora, due minuti di pubblicità.

Dunque, dicevamo. Silvestro, ricci ingovernabili e pizzetto trascurato. Acne. Orecchie che si ingozzano di musica ad ogni ora del giorno, da quella assordante e indecifrabile del tragitto casa-università, a quella nitida e soft (”da acchiappo”, sosterrebbe il suo coinquilino Francesco) della lettura serale prima di addormentarsi.

Silvestro, contratto della casa che scade a fine mese, non più rinnovabile. Silvestro, qualche sbronza e qualche stronza del venerdì sera. E ora, una nuova singola da cercare. No, non una ragazza (questione troppo difficile, perennemente irrisolta), proprio una stanza dove vivere.

Silvestro, il coinquilino (nonché unico essere umano con cui interagisce) che lo lascia da solo andando a vivere con Miriam, la nuova fidanzata precaria. Silvestro, di nuovo solo.

Insomma, come reagisce il nostro anti-eroe? Nulla di straordinario che valga la pena di essere analiticamente raccontato: si mette a scartabellare tra gli innumerevoli e fragili annunci cartacei attaccati un po’ ovunque per le vie della città. Visita appartamenti che non si meritano minimamente questa denominazione, stringe la mano a proprietarie vecchie e sospettose e a potenziali coinquilini dai calzini colorati che lo salutano sotto ciabatte di plastica. Sfoggia sorrisi cortesi e dice che ci penserà, suona campanelli, sale rampe di scale interminabili, osserva stanze grandi quanto un armadio che costano 350 euro mensili, spese escluse.
Gli viene spesso imputata la colpa di non essere né una ragazza, né un lavoratore, e nemmeno un non fumatore. Un disastro.

Il nostro Silvestro Davino (questo il suo cognome) è disperato. Vaga per le strade, in un’ennesima mattina piovosa di marzo, adocchiando con sconforto ogni accampato che dorme su una panchina. Ad un certo punto, la svolta: il suo sguardo distratto si sofferma casualmente sull’ennesimo lampione corazzato di annunci. Silvestro si avvicina con passo stanco, solleva svogliatamente qualche foglietto e strappa ancora più svogliatamente qualche striscia con il numero di una certa Filomena, di un certo Saverio, di una misteriosa Agave. Sotto la massa papiracea (tanto la pioggia aveva consumato quegli annunci), scorge un foglietto stampato con inchiostro blu. Legge, si intasca il numero, non ci pensa più. Rimandate a domani chiamate e visite. Domani, Filomena, Saverio e Agave gli comunicano con finta commiserazione che “la stanza è già presa”. Ultimo della fila, il numero scritto in blu. Silvestro chiama, è occupato. Richiama, una voce indefinibile (uomo o donna?) gli dice che la stanza è ancora disponibile, se per caso lui avesse tempo di vederla già domani pomeriggio… Detto fatto.

Silvestro va in via Orfeo. Un ferramenta, un barbiere, un centro assicurazioni. Dov’è il 18? Silvestro chiede per strada, nessuno risponde. Si guarda in giro, guarda l’orologio, pensa di chiamare il/la proprietario/a, ma ha dimenticato il magico foglietto a casa. Basta; entra nel negozio di ferramenta al 12 di via Orfeo. Apre la porta, il buio lo assale. Scaffali altissimi di ferraglia sconosciuta lo osservano severi, fiocamente illuminati dalla debole luce che filtra da un’ipotetica vetrina. Nessuna reazione umana al suo ingresso, nonostante lo scampanellio della porta al suo aprirsi. Silvestro si dirige verso il fondo del locale, dove un vecchietto orbo e tremolante guarda il vuoto da dietro al bancone. “Salve… Mi scusi, sa dove si trova il numero 18 di via Orfeo? Sa, c’è una stanza in affitto, io cerco casa…” si presenta Silvestro.

Il vecchietto lo guarda perplesso, sembra essersi accorto di lui solo ora. “Salve, giovanotto… Il 18, dice? Mi sa che si è sbagliato, al 18 ci sono dei lavori in corso, vogliono trasformare tutti gli appartamenti in un’unica residenza. Un qualche riccone, probabilmente…”. Silvestro rimane immobile, stranito, la sua mente riesce solo a ripetere “non ci credo, un altro buco nell’acqua” e “i ponti, sotto i ponti”.

Il vecchietto continua ad osservarlo in silenzio, pare stia pensando a qualcosa, chissà cosa. Improvvisamente sussurra: “Se vuole, però, una soluzione ci sarebbe… Magari può sembrarle assurda, ma sempre meglio di un buco nell’acqua, non è vero, giovanotto?”. Silvestro si ritrova ad annuire, a quanto pare con interesse, al sorriso sdentato dell’ometto canuto, che lo prende gentilmente per mano e lo conduce verso un vano che si affaccia sulla strada, l’unico punto illuminato del negozio. Sì, avete capito bene. La vetrina. Silvestro guarda la strada e non capisce. L’attempato nanetto gli dice: “Sa, io qui sono solo tutto il giorno. Perfino Tobia, il mio bassotto, si è spento qualche mese fa. E poi il negozio è sempre vuoto. Pago le bollette per tenerlo aperto, tanto per stare fuori casa qualche ora. Il locale è mio, e non voglio cederlo a nessuno di quei rapaci banchieri e agenti assicurativi lì fuori… Aguzzini che non sono altro! Ma comunque… Vede, se vuole accatastiamo qualche scaffale lì, qualcun altro lì, e si crea una stanza grande, illuminata da questa bella vetrina. Ci sta un bel letto, un armadio, la scrivania. Per le prese di corrente ce n’è quante ne vuole, anche se non sembra… Il bagno, poi, è lì accanto, nel mio retrobottega. C’è tutto, sa? Gabinetto, lavandino, una vasca da bagno… Pulitissimo! Viene mia nuora a pulirlo ogni martedì. Per i pasti non si preoccupi, io abito proprio qui sopra, lei viene a mangiare da me, e se vuole comprarsi qualcosa nel mio frigo c’è così tanto spazio, io non mangio molto, sa, con i pochi denti che mi ritrovo… Non pagherebbe nemmeno l’affitto! Divideremmo solo le bollette… Che ne dice?”.

Silvestro è esterrefatto, sbigottito, ammutolito dall’incredulità. Ascolta le chiacchiere gentili di quel viso grinzoso e accomodante mentre infinite immagini di stanze e stanzette visitate finora gli danzano davanti agli occhi. Ultima tra tutte, l’immagine del barbone sulla panchina. Silvestro ascolta la sua voce esitante, che pur accetta e ringrazia.

Quindi Silvestro vive in vetrina. I mesi sono passati, inizialmente il fatto di essere osservato dai passanti mentre se ne stava in “camera” sua lo faceva sorridere. Mentre guardava i loro occhi increduli si sentiva un divo, una di quelle star strampalate che possono permettersi di fare tutto quello che vogliono, di vivere qualsiasi esperienza folle. Pian piano, però, lo sguardo indignato della signora di fronte fisso sulle mutande e i calzini sporchi lasciati per terra e sul posacenere sul comodino, straripante di mozziconi, comincia a seccarlo enormemente. Quando, poi, porta una ragazza in casa, la signora chiude le imposte ancora più indignata, scuote la testa ed urla un “perversi! esibizionisti!” al suo indirizzo. Quando esce di casa, il barbiere si affaccia e gli dice che lo shampoo che usa non va affatto bene, lo deve cambiare, e poi, che carina la ragazza dell’altra sera! Un occhiolino fastidioso che Silvestro si lascia alle spalle. Il nostro amico comincia a pensare che la vita di un divo non è sempre così piacevole, non ha più voglia di mostrare all’intera via i fatti suoi, e di farsi giudicare per questo. Silvestro vuole privacy, vuole una stanza tutta per sè, tanto per citare Virginia Woolf.

Un anno dopo. Via Orfeo 12, vetrina del ferramenta del fu “Todeschi & figli” (il signor Sergio è deceduto due mesi fa, poveretto). Sulla superficie opaca e impolverata, un cartello: “Davino Silvestro, suonare il campanello accanto, primo portone al primo piano”. Eccola, finalmente, la stanza tutta per sè.

Se questa storia vi è piaciuta, continuate a seguirci su Radio Tu, la nostra trasmissione “Stranizie”, su aneddoti e curiosità cittadine, vi aspetta ogni martedì alle 18. Ciao! Ora, altri due minuti di pubblicità.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Pubblicato da Gaia Roncarelli Lunedì, 8 Novembre 2010

Commenti E' richiesto javascript per commentare.

  1. Ancora non ci sono commenti.

Feed RSS dei commenti