Una fresca mattina di qualche tempo fa, due omuncoli A e B si ritrovarono seduti sulla stessa panchina di un parco. Inizialmente, se ne stettero muti, ognuno per conto suo, tuffato nei suoi pensieri, ognuno cocciutamente perso nel suo angolo di paesaggio. Improvvisamente, però, A sospirò forte e borbottò qualcosa. B si girò di scatto e gli chiese preoccupato: “C’è qualcosa che non va? Perché sospira? Scusi, sa, se mi faccio gli affari suoi, ma stare seduti qui da soli, senza parlare… Fa un po’ tristezza, lei mi capisce… Mi dica, non sia timido!”.
A alzò lo sguardo da terra, lo fissò malinconico, e rispose: “È un periodaccio. Sono un fallito, questa è la verità. Sa, sono uno scrittore, uno scrittore emergente. Forse avrà sentito il mio nome, o lo avrà letto da qualche parte… A, le dice nulla? Va bè, no, forse è meglio se non mi conosce, ci rimarrei troppo male… Non mi riconosca, per piacere, lo faccia per delicatezza. Insomma, in realtà, io ero uno scrittore emergente, perché il guaio è che ora ho un vuoto bianco dentro.”
B: “Un vuoto bianco dentro? In che senso? Si spieghi meglio!”
A: “Sì, bianco. Un vuoto, capisce… Una mattina di qualche mese fa, ero in procinto di cominciare un nuovo romanzo. Non ero ancora sicuro del titolo (si comincia sempre dal titolo, lo sa, vero?), così decisi di cominciare prima dal contenuto (sono uno scrittore bizzarro, non si stupisca). Allora mi sedetti al mio tavolo, lampada accesa e foglio bianco davanti. Tutto normale, senonché una folata di vento entra nella stanza e mi appiccica il foglio bianco sul petto. Tento tranquillamente di rimetterlo sul tavolo… ma non ci riesco! Il foglio era già penetrato dentro il mio petto, così ora ho un vuoto bianco, e non so come fare!”.
B: “Oddio! E che le fa il vuoto bianco dentro? Ci sono effetti collaterali?”
A: “Eh, beh, sì, si capisce, se no non sarei su questa panchina a lamentarmi con uno come lei, senza offesa… Da quando ho il vuoto bianco dentro, non riesco più a scrivere, perché la sindrome del foglio bianco si è ormai sedimentata. Nessuna idea originale, ma nemmeno un’idea banale! Se non ci crede, mi metta alla prova!”
B: “Uhm, oddio, così su due piedi, non saprei… Vediamo… Una fotografia è una scatola di… ?”
A: “Non so, non mi viene nulla… Ma una fotografia non è una scatola, suvvia, siamo realisti! Che domande mi fa?”
B: “Ma come, una fotografia è una scatola di ricordi! Lo sanno tutti, insomma! E dire che era una metafora così banale, nulla di tanto audace… È messo proprio male, ha ragione lei… Non ha proprio fantasia…”
A: “Lo vede? È un disastro!”
B: “Senta, ma il vuoto bianco riguarda solo la scrittura?”
A: “Purtroppo no, riguarda anche i sentimenti, le emozioni. Ecco perché ho perso la mia fidanzata, Z, mi diceva che ero apatico e indifferente, che non la amavo più; io cercavo di convincerla che non era così, che era colpa del mio vuoto bianco, ma evidentemente non sono stato così convincente… E lo stesso è capitato con mio fratello, che ha detto che non mi farà più regali a Natale perché sono cattivo ed egoista. Senza contare che ora ho perso persino il gusto di mangiare. Una bella amatriciana, una 4 stagioni fumante, un arrosto caldo e succoso mi lasciano indifferente. Mangio, sì, ma senza emozione. E senza emozione per il cibo, per una bella sinfonia d’orchestra, per una straziante tragedia a teatro, me lo dice, lei, come posso trovare ispirazione per strappare il mio foglio bianco interno?”
B: “Sinceramente io credo che lei non sia affatto apatico. Lo vede ora come si dimena spiegandomi i perché e i per come il vuoto bianco le ha distrutto la vita? Si accalora, mi si avvicina ad un palmo di naso, alza la voce, cammina davanti alla panchina, si rimette seduto… Perbacco, si calmi! Non diamo spettacolo! Comunque, io credo che lei le emozioni le abbia tutte: la rabbia, la disperazione, l’apatia, persino. Scriva di quelle, che materiale ne ha. Ne verrà fuori un bel romanzo. Le do un consiglio: scriva di questa chiacchierata con me, parli di quanto sono stato buono, paziente e gentile con lei, di come sono stato arguto, interessante, di quanto in fondo, io sia anche un bell’uomo, eh… Mi faccia diventare famoso! Me lo merito, per la genialità con cui l’ho salvata dal vuoto bianco. Ah, il mio nome è B, non si sbagli, B senza i finale.”
A: “Credo sia una buona idea. Posso scrivere del mio vuoto bianco, che ormai conosco molto bene. Scriverò anche del mio amore bianco per Z e per mio fratello! Z la descriverò bionda e snella, come avrebbe sempre voluto essere, le farà piacere e tornerà da me, contenta di essersi risparmiata ore in palestra e la fila dal parrucchiere! Mio fratello lo nominerò banchiere, vedrà che pure lui correrà a ringraziarmi per i soldi che gli ho fatto guadagnare in poche centinaia di pagine! E poi io… Io ovviamente mi descriverò senza vuoto bianco! Così recupererò le emozioni che ho perduto e sarò guarito fin dall’incipit! Geniale! B, mio salvatore, non so come ringraziarla… come vuole che la descriva, esattamente?”
B: “Alto, moro e riccio, un fisico da dio greco, e premio Nobel per la Pace.”
A: “Ma è così poco credibile che io abbia incontrato un Nobel per la Pace strafico su una panchina di un giardinetto… Ma va bè, lo farò. Le auguro buona fortuna quando andrà a ricevere il suo Nobel. Grazie ancora!”
B: “Non c’è di che, arrivederci! Attenderò sue notizie, nonché il mio cambiamento da strafico!”
A: “Arrivederci! Corro a casa!”
B: “… Bah, i pazzi che gironzolano per i giardinetti dovrebbero rinchiuderli da qualche parte, seriamente. Ma, poi, A, chi lo conosce? Ha pure creduto che possa esistere un Nobel strafico, assurdo.”
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Il bello della capacita’ di scrivee sta anche nel fatto che si riescono a far nascere belle frasi anche dal vuoto! ;D
Sì, è uno scritto un po’ strampalato, in realtà… sono contenta che ti sia piaciuto!
ahah, anche se comincia con un po’ di tristezza ma alla fine e’ divertente.