“Quanti rumori ci sono nel silenzio?”. Il pensiero si presenta fulmineo, senza nemmeno chiedere il permesso. Sono chiusa nella mia stanza, fuori l’afa di una Bologna che vuole a tutti i costi sentirsi in vacanza. Sono seduta alla scrivania, spossata dopo l’ennesimo esame sostenuto. Il computer è acceso, lo schermo bianco mi ricorda che devo scrivere per voi, miei cari.
Chiudo gli occhi, respiro profondamente.
Il flusso del traffico scende a ondate fino al mio letto, qualche clacson mi solletica l’orecchio, ma solo di sfuggita: oggi c’è troppo caldo e occorre risparmiare energie pure nell’incazzarsi. Il cinguettio dei passerotti disegna ghirigori in un cielo che non vedo, malignamente incurante del tonfo di qualche arnese in perenni lavori in corso. Il mio respiro è la pigra, bassa marea in cui sguazzano le grida dei bambini che giocano di fronte.
Scommetto che, se mi concentro bene, sentirò il concerto delle foglie sugli alberi in un perfetto duetto con l’esile brezza di questo torrido pomeriggio, rarefatta come il suono del triangolo in un’orchesta. Il sibilo dei freni usurati delle automobili crea un clima di attesa a cui si accoda il ticchettio delle mie dita sulla tastiera. Un motorino piuttosto rumoroso si erge a esuberante solista nel mio concerto privato, subito spinto via da una radiolina accesa.
Le annoiate lancette dell’orologio battibeccano con lo sfarfallio malizioso dei miei orecchini. Un’impercettibile folata sfoglia curiosa le pagine di un libro mentre le mie dita bisbigliano con la pelle quando mi gratto. Le gambe che si sfiorano sono in piacevole conversazione con la stoffa del mio lenzuolo, che si lascia scivolare fino a sfiorare il pavimento, struggente e compiaciuta come un’eroina romantica.
A questo punto rido, rido forte, battendo i piedi per terra. Questo era il gran finale di trombe e grancassa, venuto una meraviglia. Il pubblico borbotta esattamente come la mosca ronzante che ora preme sul vetro della finestra, e come i miei pensieri. Tutto questo, perché pensavo: “Che suono fa una nuvola?”.
Niente male, questo silenzio da camera.
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