AIAGAIA

Sabato insipido

La pioggia scende imperterrita e annacqua tutto quello che trova. Annacqua le strade, i tetti, la nostalgia che sento ora, il ricordo di te. La pioggia annacqua le mie foto, le note di questa canzone e la voce di questo cantante, le mie calze strappate, i disegni ai margini delle pagine. Le gocce annacquano le lancette dell’orologio, gli attimi, il ritmo lento del cuore. L’acqua del cielo e quella del viso annacquano gli occhi, le scarpe, i cuscini, le panchine di ferro, i ponti e le ferrovie.

Questo cielo bianco annacqua le solitudini, i capelli freschi di parrucchiere e di speranze, i tacchi che fanno male ai piedi e bene all’autostima. Questo cielo bianco fa colare l’ombretto che maschera e contorna le nostre fronti con dietro i nostri dubbi, alimenta desideri di rugiada estiva e di attimi sempre migliori. Questo candore illumina troppo le mie smorfie annoiate, le mie fiacche riflessioni, i miei imbarazzi personali registrati su pagine antiche.

La nebbia tra i pensieri e le scarpe nell’armadio. Rovisto tra vecchi scatoloni, guardo film di quando ero una ragazzina che sognava il primo bacio. Scarabocchi su un foglio, bigliettini con anonimi numeri di telefono appallottolati e buttati nel cestino. Tanti “dovrei” in testa, subito ignorati.

Questo tempo che mi butta sul letto, che prostra i miei sorrisi e prosciuga il mio ottimismo. Queste nuvole che mi si addensano nella mente, che tuonano nello stomaco e mi gelano le caviglie. Questo crepuscolo che non si vede, che non colora il cielo come dovrebbe, causandomi irritazione e capogiri troppo stanchi per indignarsi.

Questo sabato insipido e nuvoloso, tra telefonate spente e letti disfatti, malinconia di vetri sporchi, pensieri sordi sul divano tra cuscini e solitudine. Tutto questo accresce le mie ansie private, la mia attesa frustrata, il buonumore spazzato via con una tazza di caffè. La radio finge entusiasmo sulla mia lotta segreta per costruire la mia personale capacità di amare. Chiudo gli occhi e tento di immaginare come sarebbe se sapessi ridere un po’ di più. Apro gli occhi e accendo la tv.

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Pubblicato da Gaia Roncarelli Mercoledì, 19 Maggio 2010

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