AIAGAIA

Questo è per Noi

Purtroppo la fiducia (già di per sè scarsa) che noi giovani, noi ultime generazioni, riponiamo in noi stessi e nelle nostre potenzialità sembra latitare sempre di più.

Sta infatti diventando un sintomo sempre più grave e lampante questa nostra (in parte reale, ma fortunatamente anche presunta) apatia, perché pare mancarci quella tanto osannata energia e “voglia di cambiare il mondo” che sembrava così presente nella gioventù dei “mitici anni ‘70″. Già, ma sarà poi vero?

Negli anni di piombo, del femminismo, della guerra in Vietnam e delle lotte studentesche, erano davvero tutti così attivi, politicamente e socialmente, erano tutti così sicuri delle proprie possibilità e potenzialità?

A quanto si legge nei libri di storia, e a quanto dicono gli ex-sessantottini e tutti coloro che quegli anni li hanno vissuti da ggiòvani, quali siamo noi ora, pare proprio di sì. Ed ecco che nasce il mito dei coraggiosi seventies’ boys, e da quel momento in poi molti ragazzi, i cosiddetti figli di sessantottini, “quelli nati negli anni ‘80″ cominciano a sentirsi ripetere dagli adulti “noi sì che eravamo bravi, interessati a ciò che ci circondava, desiderosi di cambiamento, noi sì che abbiamo ottenuto diritti fondamentali ed abbiamo combattuto per idee davvero rivoluzionarie, mentre voi giovani d’oggi siete apatici, svogliati, annoiati, indifferenti”.

Queste frasi, queste convinzioni, che fossero esplicitate chiaramente e senza rimorsi o che fossero anche solo segretamente pensate, si respiravano nell’aria e continuano, secondo il mio modestissimo parere, ad essere percepibili ancora oggi. Magari il nostalgico modello degli anni ‘70 si è affievolito ed ha lasciato il posto ad un più generico e imprecisato, ma ugualmente presuntuoso “tempo che fu”, sempre inevitabilmente migliore del presente, tuttavia l’equazione sembra la stessa.

Purtroppo pare che a forza di sentircelo ripetere, noi “ragazzi moderni” ci siamo un po’ convinti che sia vero, che non sappiamo fare niente, che siamo inutili, che qualsiasi cosa facciamo non siamo in grado di compierla bene, e allora tanto vale non fare nulla, non opporci a nulla, non informarci nè credere nè lottare per nulla.

In realtà questo non è assolutamente vero.

Non siamo apatici come ci descrivono e vogliono farci credere, non siamo indifferenti a quello che ci circonda, non siamo tutti “tv & cocaina”, non è vero che non troviamo alternative da proporre, ma anzi abbiamo tante idee anche noi; non dobbiamo rimpiangere miti e slogan che non ci appartengono, ma dobbiamo crearne di nuovi, perché ci sono ancora tanti diritti da conquistare o anche solo da difendere (obbiettivo affatto di minore importanza e complessità).

Abbiamo innumerevoli potenzialità, dobbiamo credere di più nella nostra REALE capacità di cambiare la realtà in meglio, e per questo mi ha fatto un enorme piacere imbattermi in questo piccolo brano tratto dal secondo romanzo (Gli interessi in comune) di un giovane scrittore toscano, Vanni Santoni, che dimostra come il senso critico, la voglia (concreta) di novità, la capacità di indignazione per ciò che non quadra nella nostra società non è solo appannaggio dei non-più-giovani, ma anche di noi ultime generazioni. Santoni scrive:

Questo è per noi. Per noi che siamo un branco di conservatori. Che un paio di calze a righe o le scarpe da skate ci fanno anticonformisti o addirittura creativi. Per noi che “seguo dei progetti” è un modo per dire che non facciamo niente mai; per noi che dopo il tatuaggio mettiamo sempre magliette smanicate (per noi che il nostro tatuaggio è un piccolo, patetico trasferello). Per noi che quando è tutto a posto facciamo gli annoiati, e quando invece stiamo male davvero ci sforziamo d’esser brillanti. Per noi che i primi giorni che abbiamo l’iPod non ci vedi mai senza cuffie, e i primi giorni che abbiamo la ragazza non ci vedi mai. Per noi che la cosa più importante è l’amore, e poi l’amicizia, e la politica non ci interessa ma siamo di sinistra (per noi che la politica ci fa schifo ed è tutto un magna magna, ma votiamo zitti zitti a destra). Per noi che quando ci lascia il fidanzato andiamo a yoga, a teatro e a tango, e per noi che quando ci lascia la fidanzata andiamo a puttane, o ricominciamo con la coca, o tutti e due. Per noi che siamo dieci milioni di scienziati della comunicazione. Per noi che se ha le canne è un ganzo se beve è un ganzo se ha la coca è un ganzo, ma se ha la roba, ah, beh, quello è un tossico; per noi che pensiamo di poter fare gli artisti senza esserci mai fatti i viaggi, e per noi che siccome ci siamo fatti i viaggi c’illudiamo d’essere artisti.”

Avete letto attentamente questo brano? Bene, questo è per Noi.

Pubblicato da Gaia Roncarelli Mercoledì, 3 Giugno 2009

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