AIAGAIA

L’aula studio al 36

h 12.32.

Sussurri, matite che cadono. Sedie che scricchiolano e sguardi furtivi che spiano chi arriva e chi se ne va. Di nuovo frammenti di dialoghi bisbigliati su esami troppo difficili, assistenti troppo bastardi, fidanzati troppo distratti.

Il bip-bip di un telefonino che vibra su un tavolo, il fruscio leggero ma costante di pagine sfogliate e svogliate. Bottigliette di plastica centellinate, fazzoletti accartocciati e tavoli scarabocchiati.

Nell’aria nervosismo, rassegnazione e tanta voglia di fuga. Il silenzio è una coperta spessa e un po’ infeltrita.

Lo stridio di un evidenziatore sulla carta richiama la mia attenzione, gambe del tavolo troppo corte e rumorose singhiozzano nel coatto mutismo collettivo. L’odore penetrante e irresistibile di un bianchetto che si sfoga su un errore di distrazione.

Risate soffocate e maliziose, mormorii pettegoli, sguardi di intesa. Cerniere fulminee di zaini e astucci aperti e poi richiusi, cellulari carichi di speranze sbirciati in continuazione.

Appunti prestati, fogli strappati, capelli sciolti ravviati raccolti. Odore di polvere e dopobarba, tonfo sordo di passi pesanti su scale di legno.

Occhi che lottano contro il sonno, occhi persi nel vuoto o tra le righe stampate, occhi che si cercano e poi si evitano imbarazzati.

Unghie rosicchiate, chewingum masticate per ore, un piede batte impazzito sul pavimento.

Teste chine, gambe accavallate, stiracchiamenti e sbadigli, sguardi impazienti all’orologio e alle vetrate illuminate da un sole scialbo.

Fuori volti concentrati, dentro pensieri ribelli che svolazzano disobbedienti da un’analisi storiografica ai programmi per il venerdì sera con gli amici.

Blocknotes, enciclopedie e dispense. Mani che sorreggono smorfie dubbiose e fronti corrucciate, che massaggiano tempie annoiate, che tormentano sciarpe e ciocche di capelli, che battono isteriche sulle tastiere pagine di tesine interminabili.

Di nuovo occhiate all’orologio, un volto s’illumina: finalmente la pausa “caffè e sigaretta”.

Poi le ore passano, ormai è buio, s’è fatto tardi e se no perdo l’autobus.

Zip di giubbotti che si chiudono in fretta, un senso di euforia e libertà. Passi nel gelo senza scampo dei portici d’inverno, verso casa.

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Pubblicato da Gaia Roncarelli Lunedì, 27 Aprile 2009

Commenti E' richiesto javascript per commentare.

  1. 10

    complimenti…sempre moooolto brava!!! :-) un salutone

  2. 9

    :-)

  3. 8

    io sono senza parole…
    ma sono amica di un’anima che riesce a trovare del poetico in quella tristezza infinita del 36?
    Si e sono fiera di esserlo.
    grazie gaiotta

  4. 7

    Hai spostato una tenda e mi hai permesso di osservare, non visto, quanto è accaduto nell’aula; mi hai dato modo di sentire gli odori delle cose, delle persone e degli stati d’animo. Mi hai fatto ricordare di quando anch’io, in un aula come quella, avrei dovuto studiare ed invece mi occupavo di tutte le attività alternative che hai così bene descritto. A distanza di tempo sembra che nulla sia cambiato, salvo il fatto che ai miei tempi il cellulare non lo avevano ancora inventato!

  5. 6

    ebbrava gaietta!!bellissimo,davvero…e soprattutto,super realistico per quello che davvero è l’aula studio…

  6. 5

    Un Capolavoro!!!! nn c’è altro da dire..

  7. 4

    Gaia… è bellissimo…
    soprattutto perchè in un aulastudio non ci sono mai stato, ma leggendo le tue parole mi sembrava di esserci stato un sacco di volte, anzi sempre!!! Complimentissimi!

  8. 3

    Grazie a entrambi per il commento!! Robi, ti invidio un sacco perchè ta un po’ avrai finito, ma promettimi che non diventerai un noioso economista in affari, ma un consulente divertente che nel tempo libero continua ad andare a ballare (e prima o poi devo fare il conto delle mille lingue che sai.. potresti lasciare qui un commento in bulgaro o croato!!);Violaaa, azz, mi hai beccata!!sì, ammetto che questo pezzo è frutto di un pomeriggio di cazzeggio in aula studio, ehehe… mmmmuà a tutti e due!!!

  9. 2

    bhe ke dire, io in una aula studio nn ci sono mai stata, troppa gente e troppo silenzio mi farebbero perdere la concentrazione, starei sempre a guardare ki entra e ki esce: ma a giudicare dalla tua dettagliata descrizione, vedo ke anke tu nn hai passato molto tempo con gli occhi incollati al libro…..hihih bacioo

  10. 1

    Magnifico articolo…frequentare biblioteche è la mia routine di tutti i giorni e questo articolo esprime al meglio l’ambiente..mi rispekkio al 100% e la meticolosità con cui è scritto mi ha portato alla mente sensazioni, stati d’animo, odori, paure che una volta laureato nn proverò più (ossia tra un pò)…
    Grazie Gaia per questo articolo.

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