Lui sta ultimando la sua tesi, che completa e studia nei ritagli di tempo (molto rari e quasi completamente notturni) che gli riserva il lavoro come commesso a tempo pieno presso un centro commerciale in periferia.
Lei sta faticosamente completando uno stage, che, anche se non gli riserverà mai un guadagno (ed a questo si è già rassegnata da tempo), spera sia almeno tanto generoso da regalarle un po’ di esperienza sul campo, poi, una volta terminato, lei potrà allegramente tornare ad accumulare specializzazioni su tirocinii su stage lavorativi su seminari su corsi di formazione, sperperando soldi perchè tanto si ritroverà ad essere una plurispecializzata disoccupata o, nel migliore dei casi, drammaticamente precaria.
Lui è un Acquario dotato di un cane teneramente puzzolente e di un notevole senso dell’umorismo che, in passato, gli ha garantito una carriera sentimentale non troppo deprimente alle spalle, lei è una Vergine nevrotica e cerebraloide, con manie di sfogo su decine di diari sparsi per la casa e nel tempo.
Lui odia i documentari alla tivvù, ma non potrebbe mai rinunciare alle gare di moto gp durante i soporiferi post-pranzo domenicali, nonchè alle sue salutari (non solo per il fisico, ma anche per la sua instabile psiche) corse di jogging del martedì e del giovedì sera.
Lei adora la cucina semplice di sua zia (con cui vive, di certo i soldi per vivere da sola non li ha) e odia con tutto il cuore palestre e qualsiasi cosa abbia a che fare con il movimento anche solo di un singolo muscolo.
Lui lavora tutti i giorni tranne la domenica, e studia praticamente tutte le sere fino a tardi (al martedì e al giovedì, ovviamente, dopo il jogging), lei lavora sempre, e, tra stage e seminari, non ha orari fissi.
Lui non sa dove lo porterà il futuro, lei crede da nessuna parte.
Lei forse verrà presa (naturalmente come stagista) in un’importante agenzia a Milano, e non può affatto permettersi di rinunciare… Come farà a vivere ancora non lo sa, camperà di aria, “pure inquinata”, pensa.
Lui continua a fare quello che fa, tra spese all’Esselunga, pisciatine del vecchio Roy nel cortile sotto casa, un passaggio in libreria quando può permetterselo, esperimenti (molto avvilenti) in cucina.
Si sta avvicinando il loro secondo anniversario, manca poco, è giovedì sera, cavolo, manca già meno di una settimana. “Cosa gli regalo?”, riflette lei, pressata da pensionate fastidiosamente mattiniere e ragazzini sovrastati da zaini-macigni, sull’autobus diretto all’ennesimo corso di specializzazione. “Ma soprattutto, come faccio a dirgli che quella sera ho il seminario che mi finisce alle 23?”, si ricorda preoccupata. “Dove posso portarla a cena?” chiede lui a una sua collega, mentre impacchetta una borsa davanti alla cassa. “Ma soprattutto, dove lo trovo il tempo per continuare la mia tesi?”, riflette oscurandosi in volto.
E così, la cenetta romantica per il loro anniversario, l’unica sera, dopo tanto tempo, in cui avrebbero potuto finalmente ritagliare un momento per loro da soli, loro che ormai conoscono a memoria le proprie voci e i reciproci numeri di telefono, ma che si stanno lentamente scordando se a lei piacciono i guanti di velluto o se a lui piacciono i romanzi gialli, se lei ha un neo sulla narice destra o sinistra, o se lui è allergico ai cetrioli o alle zucchine, insomma questa tanto attesa riconciliazione, tenera ma anche passionale, alla fine viene rinviata, ma con data da destinarsi perché anche i giorni successivi ci sono altri impegni e scadenze da rispettare, e, anche se ci fossero serate libere, loro sono così stanchi da dimenticarsi completamente cosa avevano rinviato.
Passa un mese, passano due. Improvvisamente una serata completamente libera, per entrambi.
Il caso li aiuta ancora di più, vuole esagerare: non sono stanchi, sono di buonumore perché lui si è messo un pochino avanti con la tesi, e lei forse ha trovato un possibile alloggio da un’amica a Milano.
Finalmente, la cenetta: casa di lei, vino di lui. Dopo la fase di baci, bacetti, effusioni e nomignoli imbarazzanti tipici dell’intimità di ogni coppia, si ritrovano a tavola, uno di fronte all’altra, circondati da sgargianti piatti e bicchieri made in Ikea, tre candele rosse e un cane che non vuole proprio capire di non appoggiare il muso sul tavolo.
Regalini: lei ha ripiegato su un libro, ma non un romanzo giallo perchè non ha ancora colmato la lacuna segreta, lui su una sciarpa blu notte, l’unico colore che si ricordava con certezza di averle visto addosso, unico indizio sicuro contro lo stemperarsi dei ricordi delle piccole cose.
Conversazione: sono un po’ rigidi, imbarazzati e nervosi, come fosse un primo appuntamento, ed in effetti quello è un primo appuntamento, dopo tanta lontananza indaffarata. Partono parlando di piccole sciocchezzuole, gli acciacchi della zia e quelli del cane, il secondo tempo di un film visto durante una notte di studio svogliato, una marca di surgelati che pare conveniente.
Poi scatta l’argomento “lavoro”: progetti futuri tra se e forse, aneddoti in ufficio o in negozio, pettegolezzi e scontri sul lavoro. E si continua così, fino alla fine della cena, non esiste altro argomento che venga in mente a nessuno dei due, d’altronde non fanno che lavorare studiare scrivere specializzarsi, il resto è tutto un pagare tasse, jogging e, ovviamente, fare spese volanti all’Esselunga.
Improvvisamente lei si blocca, le appare tutto terribilmente nitido: non sanno più cosa dirsi, non hanno più niente da dirsi. Non si conoscono più. Marta, la collega di lui, sa perfettamente i suoi gusti in fatto di libri, lei non più. Il suo capo, invece, l’ha davanti agli occhi ogni mattina, più di quanto la veda il suo fidanzato. Ecco, allora, che la ragazza rimane in silenzio, si rattrista e s’incazza tutto d’un colpo, si arrabbia con se stessa e con il suo fidanzato, con loro insieme, con la società in cui vivono che subito si traduce in mondo intero.
S’incazza, perchè le pare assurdo pensare che due giovani come loro si dividano senza nemmeno accorgersene, che le loro strade si separino, non per fine di un sentimento, ma solo per mancanza di tempi per coltivarlo, questo amore, e dopo tanti impegni, corse, studi, progetti, nemmeno uno straccio di soddisfazione, nemmeno una vita stabile, un’esistenza che si possa permettere di contemplare una relazione tranquilla. Nel frattempo, lui ha notato il silenzio di lei, ma non ne è particolarmente infastidito, non si chiede nemmeno se abbia detto qualcosa di sbagliato o se il suo discorso sulla statistica che ha inserito nella tesi la stia annoiando.
Finiscono di mangiare in silenzio, poi, sorridendosi (solo ogni tanto, ma di fatto più assorti e persi in se stessi che presenti accanto all’altro), vanno in camera da letto e fanno l’amore, un amore desideroso di coccole consolatorie, ma non importa più di chi, un amore stanco, rassegnato, un amore che lascia l’amaro in bocca.
Verso mezzanotte e mezza lui si alza e, senza accendere la luce per non guardarla negli occhi, le sussurra che deve tornare a casa per scrivere anche solo qualche riga di tesi, tanto per non sprecare un giorno di lavoro. Lei non si oppone, ha solo sonno, domani l’aspetta una giornata pesante. Lui esce dalla stanza in punta di piedi, vestendosi nel buio mentre si dirige verso la porta di casa. Si allontana nel gelo deserto di una notte d’inverno.
Da quel giorno lei non dovrà più colmare l’arcano dei romanzi gialli, e lui non sentirà più parlare di acciacchi di zie, tirocinii e sciarpe blu.
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grazie per i vostri commenti, così poeticamente saggi… esalterò anch’io il vento dei cambiamenti, come voi mi suggerite.
un abbraccio ad entrambe
Tanto desolante quanto reale!
I cambiamenti sono positivi, sempre.
L’importante è non fossilizzarsi nell’abitudine e avere il coraggio di cambiare se le cose non vanno, come hai fatto tu
l’amore perso che un giorno si ritrova tra gli scaffli di una libreria o dietro l’angolo di una strada buia. basta chiuderla quella porta ed essere pronti ad aprirne un altra.
brava Gaia