AIAGAIA

La leonessa e il topolino

Qualche sera fa ho passeggiato con una leonessa molto saggia, abbiamo chiacchierato senza peli sulla lingua. La sua criniera corta e ispida era raccolta da un delizioso nastro di jeans, la sua camminata è sempre stata fiera nonostante tutto e coraggiosa contro tutti. Di cosa parlammo? Vita, sentimenti, coraggio, paure, un po’ di tutto.

La leonessa parlò a lungo, parlò con veemenza, parlò di affrontare i mostri interiori; ci teneva molto ad insegnarmi il coraggio, la lotta che le scorre nelle vene da quando è venuta al mondo, anche se non sa come e dove sia accaduto. Francamente, io, un timido topolino, mi chiedevo come fosse possibile per un topo farsi crescere nelle vene l’audacia del leone, ma mi piaceva l’idea, per quanto ai miei occhi risulti ancora così assurda. Il mio sguardo è ancora invaso da un orizzonte troppo lontano e troppo alto, temo.

La leonessa ha il dono di arrivare al centro dei tuoi fantasmi quando tu ancora nemmeno sospettavi di averli, o al massimo lo intuivi, ma cercavi di svicolare ancora un altro po’. Io, dal basso della mia misera esperienza, mi affrettavo dietro a lei, bevendo ogni singola parola, non importa se incomprensibile o pungente come una scheggia, leggermente imbarazzato di fronte a cotanto acume e cotanta intelligenza. Mi stupivo di non essere arrivato prima a certe conclusioni, ero segretamente invidioso della forza interiore che sprigionava dai ricordi di una vita all’insegna della lotta per la propria sopravvivenza e felicità. La leonessa aveva imparato a stare al mondo nonostante, e, anzi, proprio grazie alle ferite, e io, alle spalle una vita intera dentro antri bui, la osservavo inebriato.

La leonessa parlò tanto, e stranamente mi parlò dell’importanza del silenzio, un’arma che va maneggiata con grande delicatezza, a volte fondamentale per non distruggere ciò che ci circonda. Mi istruì anche sulla necessità vitale dello sfogo alla chisenefregaditutto, che ogni tanto ci vuole, per non impazzire. Anticipò i miei dubbi, confermò le mie sensazioni. Scostò per me le tende del suo mondo interiore, mostrandomi con orgoglio le sue armi più lucenti contro l’abisso dell’ignoto e la furia dell’ira che ci cresce dentro. La conversazione amabile e sincera, lungo le vie illuminate di quella notte tiepida e sorniona, andò avanti finché non arrivammo alla nostra meta.

In quel momento sorrisi, intimamente soddisfatta da quelle chiacchiere a tratti accorate e confuse, ma di cui intuivo la saggezza enorme, nonché il calore di un’amica che ti vede crescere e ti protegge.

Grazie, Azeb.

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Pubblicato da Gaia Roncarelli Giovedì, 25 Marzo 2010

Commenti E' richiesto javascript per commentare.

  1. 3

    eheheh, sì, Azeb fa rima con leonessa :)

  2. 2

    Avevo intuito alle prime righe che era Azeb! Mi sembrava proprio la figura giusta! ;)

  3. 1

    ….più che un topolino direi una bella e grintosa cucciola di pantera..
    ti voglio bene!

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