Perché abbiamo paura della morte? Cos’è che ci sconvolge tanto rispetto a quel fatto mai abbastanza familiare, e che pure accade da millenni, che ci accompagna implacabile fin da quando abbiamo iniziato ad esistere? Cos’è che ci fa tanto inorridire e ritrarre da questo naturale trapasso che noi abbiamo rivestito di superstizioso tabù, un tabù con radici così profonde e radicate che ancora oggi, nel duemileppassa, ci tocchiamo i cosiddetti, quando lo sentiamo nominare?
Perchè anch’io ho paura di morire? Perché ci penso così spesso, e mi prende il panico? Non storcete il naso, non sono una ragazzina pateticamente dark, che ha deciso di colorare di nero la sua adolescenza solo perchè ha deciso che non le piace la vita che ha… Niente affatto. A me piace la mia vita così com’è, con gli alti e bassi sacrosanti che ci rendono sei miliardi di mortali più o meno sani di mente.
Allora, di nuovo, perché sono così morbosamente attratta dal pensiero della morte, un pensiero che a periodi mi attira, m’interessa esplorare, un velo che vorrei sollevare, ma che al tempo stesso mi agghiaccia, mi fa ritrarre all’istante, turbata da me stessa e dalle voci interiori che mi si formano dentro? Una ragazza giovane e vivace come me dovrebbe pensare alla vita, alla vita e basta, non dovrebbe proprio farli, certi pensieri… O no?
Forse tutto è cominciato l’estate dell’anno scorso, quando un povero ragazzo che conoscevo vagamente, ma che invece conoscevano bene tanti miei carissimi amici, è morto improvvisamente, in un giorno di sole in cui un ventenne non deve fare altro che vivere e divertirsi. Sì, forse è stato da quel momento che ho cominciato a pensare alla morte, ma non (non spaventatevi) alla morte in quanto suicidio, riferita a me, ma semplicemente all’esistenza della morte. E’ come se, improvvisamente, mi sia resa conto di una cosa all’apparenza banale, ma che per me non lo è stata affatto: ho istantanemente realizzato che esiste la morte, e, ancora peggio, che la morte può colpire chiunque, anche un ragazzo giovane. Come me. Anch’io posso morire, in qualsiasi momento.
Andare così presto al funerale di un tuo coetaneo, così vicino a te, con i tuoi stessi problemi, i tuoi desideri e le tue stesse arroganti pretese di felicità eterna nella vita, qualcuno che sente (o forse s’illude solo di sentire) la propria vita in pugno, qualcuno che vede mille porte aprirsi davanti a sè, generose, magnetiche, allettanti, ti mette inevitabilmente di fronte a questi funebri pensieri. Ti senti invecchiato in un secondo, e mentre senti una ruga interiore correrti sulla fronte, la spensieratezza ingenua ed ignara che ti rivestiva si fa sempre più piccola e remota in un angolo del tuo cuore.
Mi ricordo che, a quel maledetto funerale, non piansi tanto per il ragazzo in sè, poiché lo conoscevo veramente poco, ma la cosa che mi fece più male in assoluto fu assistere al dolore dei miei amici. Li guardavo gemere dal dolore, e mi scoprii a pensare che non li avevo mai visti piangere e soffrire, in tanti anni che ci conosciamo. Pensai anche a quanto stupide e infantili fossero le nostre cosiddette “sofferenze”, prima di quel giorno: delusioni d’amore, debiti scolastici, esami ansiogeni, tradimenti, litigi con amici, disordinate crisi adolescenziali che vanno a cozzare rumorosamente contro i nostri genitori… Niente di veramente serio, di veramente esistenziale, nulla che andasse a compromettere realmente il nostro stare al mondo, la nostra incommensurabile possibilità di ridere, commuoverci davanti a un film, di fare l’amore, di ingelosirci, di starnutire, di rimanere accecati dal sole.
Sarà per questo che quei macabri pensieri, mai più cancellati in me, mi hanno seguita fedelmente finora? La morte mi terrorizza perché è la fine di tutta questa sazia bellezza, della mia bellezza e di tutta quella del mondo che mi circonda? E’ questa perdita che mi sconvolge? Può essere. Effettivamente a volte mi ossessiona un pensiero preciso: la constatazione che qualsiasi morte, qualsiasi trapasso, faccia finire tutto. Un attimo ci sei, esisti, e gli altri sanno che esisti, si ricordano di te; un attimo pensi, respiri, batti le palpebre, quello dopo non ci sei più, c’è il buio. Ma la vita continua a scorrere, superandoti irritata perchè le rallenti il passo, e la vita, si sa, è ingorda ed impaziente, non vuole aspettare.
Vi confido anche un segreto. Sono convinta di una cosa che forse vi potrà sconvolgere, miei cari scandalizzati lettori: a volte penso, e ci credo veramente, che chi muore, poco tempo prima che accada, in fondo lo sappia, se lo senta. Giovani o vecchi, morti di morte violenta o naturale, non importa: un giorno, un mese, un anno prima, si annida in loro una consapevolezza inconscia, che li fa vivere con senso di predestinazione. Parlo da testimone di un fatto, che non vi racconterò, perché questa è un’altra storia che qualcuno etichetterebbe come insignificante coincidenza o casualità, ma che per me assume un valore più ricco e profondo… Sarà per un’altra volta, forse.
Ah, nel frattempo ho capito perché penso tanto alla morte: perché sono viva. E perché da quando l’ho scorta da lontano sulla mia via, so che c’è, che esiste per tutti e prima o poi (molto poi, si spera), esisterà anche per me, e questo non me lo dimentico.
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caro Piero, ti ringrazio per il consiglio, ma voglio risponderti in questo modo: accolgo il tuo suggerimento come uno dei tanti possibili se uno vuole proprio tentare di ottenere, se davvero si possono ottenere, alcune risposte alle domande che mi sono posta. Credo che ci sia un senso a questa vita, ma io personalmente credo in una spiritualità “altra” rispetto a quella presentata dalla Chiesa cattolica, che però non ho la presunzione di definire “quella giusta”, denigrando altre ipotesi altrettanto possibili. Non chiederò nemmeno risposte, se non mi è dato conoscerle, mi accontenterò di rimanere nelle mie domande. Vorrei che leggessi attentamente il mio post “Vita di un soffione”, di qualche tempo fa, in particolare il finale. Grazie ancora per il commento.
Credo che le risposte a domande di tipo esistenziale si debbano cercare nella fonte giusta. Penso che il perchè abbiamo difficoltà ad accettare la morte come evento si bebba chiedere al progettista del corpo umano e inventore della vita. Penso che la Bibbia possa rispondere con i primi tre capitoli della Genesi. Piero