AIAGAIA

Autunno

I Coldplay intiepidiscono l’aria di camera mia, quando improvvisamente, tra mille acrobazie interiori, penso: ”blblblmmscishshshsblblgrgtrsfrvsfprsèarrivatol’autunno”.

La stagione delle foglie gialle e dei cieli bianchi, delle sciarpe che grattano il mento e delle scarpe bagnate, cocciutamente affondate nelle pozzanghere, della malinconia che scivola sui marciapiedi attoniti, che socchiude gli occhi opachi nelle nostalgie pomeridiane, del crepuscolo che arriva sempre in anticipo, come un innamorato ansioso, facendo calare la sera mentre guardi le guerre al telegiornale; la stagione dell’alzarsi presto con i sogni ancora negli occhi, delle pantofole sotto il letto, dell’atmosfera attutita di una casa e di una città che dormono ancora mentre constati che l’acqua della vasca è ancora fredda, la stagione dei bus presi al volo, la stagione in cui il “ritardo” ritorna sulle bocche dei passanti, di formidabili voli pindarici in polverose aule studio, dei weeekend troppo corti e dei “è sempre la stessa storia”, tutto questo si ripresenta ogni anno, così come esattamente dodici mesi prima l’autunno, questo gigante dagli stivaloni infangati, ti aveva salutato con un “see you soon”, prima di sfumare nel millenario precipizio invernale. “See you soon“, come cantano i Coldplay.

E’ la stagione, questa, che ti getta in faccia il bilancio dell’estate, che irrimediabilmente si trasforma nel bilancio di un intero anno, ti tornano in mente i flash di un anno fa, quello che hai fatto e che non hai osato fare per vergogna insicurezza indifferenza apatia, quello che hai detto e ti sei pentito, che non hai detto, che avresti voluto ma non ce l’hai fatta, quel lui di cui non ricordi bene la faccia che ti aveva corteggiata e poi è evaporato tra le nebbie di via Senzanome o di Piazza Nonmiricordo, quella lei che ti aveva sussurrato qualcosa di dolce, sicuramente spiazzante, ma che ora non ricordi più, sorridendoti da sotto un ombrello prima di salire su un autobus per andare a sbriciolarsi chissàdove, chissàcome, chissàdietroachi, chissàperché. Non ricordi bene, ma tanto è lontano, vago, confuso, non importa più.

Un anno fa ti rimbombavano nelle orecchie le canzoni più struggenti, i cambiamenti in atto ti alitavano sul collo, ti pungolavano, e tu non avevi scelta, senza rendertene conto t’immergevi nei progetti, nei pensieri, nelle relazioni, correvi forte, studiavi, piangevi, festeggiavi, rimuginavi, guardavi l’orologio e ormaiètardi, gridavi che non ne potevi più, ti mangiavi le unghie, chiacchieravi al telefono, aspettavi la primavera dietro i vetri gocciolanti, ma sempre, ogni volta, all’inizio di ogni autunno, come questo autunno che si sta insinuando lentamente nelle narici, tra le dita, dietro la nuca, ogni volta non puoi fare a meno di sentire un formicolio nelle vene, la speranza di un nuovo, imprevedibile, malinconico autunno, forse quest’anno un pochino di più.

Bentornato, autunno.

Pubblicato da Gaia Roncarelli Mercoledì, 23 Settembre 2009

Commenti:

  1. 3

    letto d’un fiato. bentornato, autunno lo dico anch’io :-)

  2. 2

    grazie mille :)

  3. 1

    ….così non lo avevo mai vissuto…..
    complimenti

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