Mi sveglio fin troppo presto oggi, fuori il sole e gli uccellini che cantano per me (si, oggi solo per me).
Accendo il mio pc e inizio a navigare come ogni mattina nella rete, cerco, curioso, rido, ammicco e poi come ogni giorno finisco nel blog del grande Alessandro Gebreigziabiher, che non manca mai di stupirmi per la sua capacità di raccontare il marcio di questa nazione con la sua poetica visione.
La notizia di oggi è: “sì, vogliamo i posti riservati per i milanesi“.
Non mi basta; voglio farmi del male oggi e vado a leggere l’altro mio blog preferito: ladri di marmellate.
Si parla dello stesso articolo. Si parla di Lei, però, di Rosa Louise Parks.
Vi ricorda qualcosa?
Esco, ho bisogno di aria e devo ancora fare mille cose, prendo il mio solito autobus, mi siedo.
Prima fermata, seconda fermata, la mia mente va indietro nel tempo, i miei pensieri si fanno in bianco e nero.
- “Signora si vuole sedere?”
- “Tu che dici?”
Ora ditemi: voi una sberla a questa signora non vorreste incollargliela in faccia? Io sì, ma sorrido, mi alzo e continuo a pensare.
Continuo a pensare a Lei, al suo coraggio e alla sua determinazione.
Poi però inizio a guardare le persone dentro l’autobus e mi chiedo: ma se io fossi loro?
Se io fossi bianca, se io fossi milanese o bolognese o torinese?
Se io uscissi con una fazzoletto verde dentro la tasca cosa vorrei per la mia Italia?
Certamente vorrei che gli autobus venissero puliti più spesso (nel 27A c’è la stessa carta sulla poltrona in fondo da settimane), vorrei che i parchi venissero ripuliti dalle siringhe così mio figlio potrebbe giocare in pace, vorrei che la città fosse a norma per i disabili, vorrei che in biblioteca ci fosse la musica classica, vorrei che la cacca dei cani venisse raccolta più spesso, vorrei che all’Università si pagassero meno tasse, vorrei che lo Stato mi desse l’opportunità di lavorare alla fine dei miei studi, vorrei che si mettesse una multa per quelli che per strada non sorridono mai e una tassa per la gente invidiosa, vorrei che ad ogni angolo delle strade ci fosse un distributore di caramelle gommose (fondamentali), vorrei che le scarpe costassero di meno (è una vergogna questa), vorrei che la Festa dell’Unità diventasse la Festa dell’Abbraccio, vorrei che in via Zamboni mi vendessero fiori “rubati” dai campi.
La lista potrebbe continuare e quindi mi chiedo: ma con tutte le cose che servono, che mancano e che andrebbero cambiate in Italia, proprio dei kebab dobbiamo preoccuparci o dei posti sull’autobus?
Ascoltatemi bene, perchè non mi ripeterò.
Lasciatemi mangiare in pace il mio kebab in piazza, fatemi sedere dove mi pare, lasciate che scelga con chi stare e chi amare. Provate a sorridere voi milanesi con tante paturnie, provate a respirare e soprattutto lasciateci vivere e va viti a ricurdari chi io sugnu siciliana e quindi non aviti a rumperi i pappataci, e mo vu dicu, vulemi i posti riservati noi siciliani, aviti compreso u fattu?
Problemi?


puoi togliere un posto ai pazzi?meglio darglieli,poverini,sennò disturbano la quiete pubblica… ahahah
vabbè lasciamoli fare,poveretti…
sugli autobus ci son i posti riservati a donne incinte anziani e invalidi,voglion solo una nuova categoria,come invalidi mentali…
quindi poverini van compatiti………………………..
DJRAIN*CT