Sono giorni difficili, sono giornate di amarezza e di violenza. L’animo umano è bombardato da qualcosa che non dovrebbe Essere. Invece sembra che sia tutto nella norma.
È normale, anzi ovvio, che il bianco sia stufo di essere invaso, che il bianco non possa essere padrone in casa sua. Stufo di essere sporcato dall’inciviltà dello straniero, del negro e del giallo. È normale che i negri si trasformino in bestie incattivite, rabbiose. È normale che ci si difenda negando a se stessi di essere razzisti; si cambia nome, dicitura: siamo stanchi, insofferenti, ma non siamo razzisti. Non è colpa nostra se sono troppi, se delinquono, se, se, se, se.
Se cosa?, mi chiedo io.
Non nego lo sdegno, non nego l’amarezza e la paura. Paura da italiana, perché credetemi nessuno è esente da questo clima di odio. Perché è di questo che si tratta, di odio. Oggi come allora l’uomo odio l’Uomo.
E allora i dubbi accavallano la mia mente e le risposte fanno fatica a farsi strada. Tengo la rabbia rinchiusa nei meandri della mia mente. Ma ho bisogno di risposte.
Sono la prima a non avere un’idea precisa, un piano alternativo. E allora sto immobile a subire il bombardamento. Resto ferma, resto inebetita dai miei stessi pensieri.
Spesso mi viene in mente la minuta Rosa. E cerco risposta nella sua vita, nella sua storia. Cerco risposta tra i sedili dell’autobus; sul mio 27A annuso per trovare il suo coraggio, la sua determinazione, la sua dignità.
Non voglio dirvi altro per oggi, ma vi lascio con un video che magari riesce a farvi riflettere, come è successo a me. E vi chiedo di cercare i dettagli di questa storia stupenda che, oggi come allora, potrebbe cambiare l’ordine delle cose.




Meraviglioso post, brava Azeb. Dovremmo tutti fermarci ad annusare l’aria (tremenda, ultimamente) per trovare, questa volta, il NOSTRO coraggio, la NOSTRA determinazione e dignità. Dobbiamo trovarli, il prima possibile, perché ci sono. Rosa Parks ce lo insegna.