Sul mare luccica il tuo sguardo che perso ammirava quel paesaggio che conosci da sempre e che cerchi dietro ogni ostacolo. Quel Volto che ogni sera preghi, a cui affidi le tue notti e i tuoi risvegli.
La la la… Stonato cantavi, strappandomi una risata e un tumulto al cuore, per la delicatezza del tuo stridere con le note. Il tenermi alla larga dai tuoi abbracci e il tuo rincorrermi per le stanze. Il tuo guardarmi con rimprovero per poi con l’altra mano accarezzarmi.
Quel nome desiderato dal tuo orecchio, che ti ha spinto ad aprire le porte di casa tua.
Non abbandonarmi, chiedeva il mio cuore, mentre ti sbattevo la rabbia in faccia.
Lasciami stare, ti dicevo mentre tendevo la mano verso la tua.
Dissetami ti pregavo, mentre rifiutavo la tua acqua.
Lo sforzo a non diventare come te per poi, citarti nelle mie scelte. Dietro il giornale per coprire il silenzio in salotto e poi, ora, sentirne la mancanza. L’odore della tua pelle coperto dal mio troppo profumo, oggi è l’unico che ricordo con chiarezza.
I tuoi piedi.
Le tue giacche.
Il tuo riflesso allo specchio coperto di vapore.
Le tue valigie che si portavano dietro il mio desiderio di partire con te.
Il tuo tornare mentre io ero già sull’uscio pronta per partire.
E le tue lacrime alla stazione nascoste dal pudore
la tua paura destabilizzante.
I tuoi silenzi laceranti.
Tu che mi hai sempre avuta come figlia e io che non so dire il tuo nome.
Penso a questo mentre una bambina davanti a me lo guarda e lo dice: “Papà!”
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Ma Azeb! Sei una gran scrittrice pure tu! Pensa che ho scoperto solo ora…sbadata..brava!