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Non saprei sinceramente

Forse in fondo è come dice mia madre: oggi ci siamo e domani non ci siamo più.

Ma è mai possibile che sia così semplice l’inizio e la fine?

Un discorso esiste per le sue mille sfaccettature, per le sue sorprese semantiche, per i suoi accenti e i suoi punti esclamativi e ancor di più quelli di domanda.

Così semplice come un battito di ciglia? No, perché un battito di ciglia è ricco di motivazioni e vale tutto un senso.

È così semplice?

Come una bella mangiata domenicale. No perché le polpette della zia o le patate al forno di nonna raccontano un intera vita di mani impastate, odore di cipolle e forno a 90° per 30 minuti. Ma allora? Allora non saprei sinceramente.
So che in questo anno (ancora non finito) si sono spente tante vite, forse troppe e ancora qualcuno è lì che decide se è l’ora o può ancora aspettare.

Lei che seda la sofferenza con un mix di calmante.

Un’altra la cui vita è instabile come le stagioni degli ultimi anni.

Vite preziose ridotte a frammenti di tempo.

È così?

Non saprei sinceramente.

Però non posso accettare che la nostra vita sia solo un inizio e una fine. Un oggi e un domani, un ora qui e domani lì.

Poi mi chiedo: lì dove?

La nostra morte ridotta a un semplice: non c’è più, si è spenta, non è più tra noi. Alla faccia del per sempre, sarai sempre nelle nostre preghiere.
No, sinceramente non capisco.

Dov’è finita la memoria dei defunti. Alla faccia delle promesse fatte in vita.

Dimenticati tutti come un soffio di vento piacevole, ma già passato.

No, sinceramente non capisco.

Non respira più nell’aria quell’amore tanto amato e questo ci autorizza a ridurre la sua esistenza in funzione della sua morte? Non ci tiene più la mano la nostra amica più cara e questo ci induce a smettere di ricordarla per non soffrire più; la vita legata alla morte. La morte che la fa da padrona.

Ma dai facciamo i seri e smettiamola. Diciamo pure che ci fa paura l’idea della nostra morte. Diciamo pure che ci piace l’idea di vivere e quasi quasi lo sgambetto alla morte lo faremmo con piacere. Ma qui non si sta parlando della nostra vita o della nostra morte: qui si sta parlando dell’assenza eterna di qualcuno; si sta parlando del suo battito di ciglia che ha smesso di battere; si sta parlando di Morte.

Non è un oggi-ci-siamo-e-domani-no. È un oggi-c’è-e-domani-non-so. Cambia tutto. Cambia la prospettiva del vedere le cose. Cambia l’idea dei rapporti. Forse più incerti, ma se vogliamo più intensi. Non sarà un respiro interrotto a farci morire, ma un respiro condiviso a farci vivere. Non sarà il domani, ma sarà lo ieri.

Non sarà la fine né l’inizio, ma sarà il divenire; non sarà il qui o il lì, ma sarà accanto a me. Non sarà la lacrima versata dopo, ma quella asciugata da lei dal tuo viso. Non sarà il soffio di vento, ma la pioggia costante per tutta la notte mentre siete sotto le coperte. Non sarà la mangiata domenicale, ma gli odori che ti restano e che ti conducono a quel ricordo. Non sarà la notte, ma il tramonto guardato insieme. Non sarà lei/lui  ma sarà noi, insieme.

Non sarà ma è.

In fondo è come dice mia madre: oggi ci siamo e domani non ci siamo più. Ma è quello che succede in quell’arco di tempo che cambia tutto!

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Pubblicato da azeb Venerdì, 11 Giugno 2010

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