27A

Nella vita….

In fondo la vita è un continuo scendere, salire, fermarsi, leggere la meta da raggiunge, prenotare la fermata poi scendere e poi…rincominciare.

E in questo percorso quasi sempre uguale, quasi sempre monotono, ci si incrocia, si condivide la stessa aria pesante e viziata.

Si condivide la meta o solo il percorso.

Ci si ritrova seduti uno accanto all’altro con i pensieri che affollano la mente e non ci si accorge neanche delle lacrime del nostro vicino.

Ci si spaventa della propria vita se il tipo accanto mette le mani in tasca.

La signora si allontana dalla ragazza nera che come lei sta andando a fare spese in centro o ancora meglio a dare un esame…è quasi perfetta nei suoi gesti mentre chiude la borsa Vitton tenendosela ben stretta.

La ragazza nera la guarda, ride, non si dispiace ma pensa: “la signora non sa che ho una zia che le somiglia molto, stesso taglio di capelli, stessa borsa, stesso colore di pelle, stesso lifting… ed è mia zia… che strana la vita”.

Continuano a prenotare le fermate, scendere, salire e…sbagliare fermata.

Scendo anch’io, per arrivare alla mia meta devo cambiare autobus.

Leggo i numeri e aspetto.

19, 27, 25.

Posso prendere questi tre tranquillamente.

Aspetto.

“Scusa hai da accendere?”

“Si, tieni.”

Sorrido, cerco nella borsa e… fuoco.

“Grazie …vuoi una Marlboro?”

I suoi occhi azzurri mi colpiscono, c’è qualcosa che può dirmi questo ragazzo il cui italiano è stentato.

“Si, grazie”

Passano tutti gli autobus che devo prendere io, ma non importa. Ho tra le mani una vita intera che mi sta donando questo ragazzo dallo sguardo perso, perso in quel blu marino che lo ha portato fin qui dalla sua terra.

Lacrime, risate. Tutto in un attimo.

“Devi prendere questo autobus, perché io prendo questo.”

Penso di no, ma dico di sì. Salgo con lui.

Siamo l’etiope e l’albanese che parlano e ridono insieme. Siamo l’albanese e l’etiope che si confrontano sulla politica, sulla mafia, sul mare della Sicilia. Siamo l’etiope e l’albanese che stanno intralciando l’uscita alla signora che si sente autorizzata a spingere. Ma a noi non importa… Noi ci siamo incontrati e raccontati, degli altri non ci interessa.

Lui è arrivato alla sua fermata, la prossima è la mia.

“Grazie, perché con il tuo sorriso mi sono sentita libera di raccontarti della mia vita.”

Un sorriso che apre il cuore.

“Ciao…”

Va via e io resto lì a guardarlo mentre dandomi le spalle si rimette nelle mani del mondo.

Forse però ho più paura io. Sono ancora dentro l’autobus.

Tags: , , , ,

Pubblicato da azeb Sabato, 9 Maggio 2009

Commenti E' richiesto javascript per commentare.

  1. Ancora non ci sono commenti.

Feed RSS dei commenti