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La stazione

Vi siete mai soffermati ad osservare l’andirivieni della stazione? Avete mai osservato le facce, le dinamiche, la gioia, le lacrime della gente? Avete mai provato quella sensazione di meravigliosa libertà, quando entrate nella stazione pronti a prendere il treno che vi porterà lontano dalla routinarietà delle vostre giornate?

Adoro la stazione. Mi trasmette un senso di ansia perenne, piacevole, che mi fa sempre correre per non rischiare di perdere il treno. Vivo le mie partenze come vivo la mia vita: voglio prendere quel treno ma ho paura di essere in ritardo, di arrivare tardi, di rischiare di perderlo, di sentire il fischio.

“PASSEGGERI IN CARROZZA”

Un suono magicamente fatale per la mia psiche. I tabelloni degli orari, come le mie agende, li leggo al contrario: dovrei leggere le partenze ma sono davanti a quello degli arrivi.

Forse perché aspetto sempre qualcuno, forse perchè il mio partire è come il desiderio di raggiungere qualcuno che, però, vorrei arrivasse da me.

Si sceglie la direzione. Si paga il biglietto. Lo si stringe, lo si rilegge. Si controlla il binario. Si fanno le scale. Si fa lo slalom tra le persone (quelle in piedi e quelle a terra che non hanno capito che la giornata è iniziata pure per loro). Si arriva al binario. Si aspetta. Si osserva. Si curiosa tra le valigie delle persone in attesa come noi. Si fuma l’ultima sigaretta. Il treno sta arrivando…

Parte il cuore, accelera proporzionalmente all’avvicinarsi del treno (chissà poi perché), le porte si aprono, la gente scende.

NON HO OBLITERATO!!

Scappo alla prima macchinetta gialla, non funziona. Ancora scale, ancora slalom.

Trak trak.

Fatto. Si riparte. Ancora scale, ancora slalom e la forza di notare che chi dormiva prima resta lì a ridere di te nei suoi sogni.

Sali. Le porte si stavano chiudendo. Sono arrivata in tempo, questo treno sono riuscita a prenderlo.

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Pubblicato da azeb Sabato, 30 Maggio 2009

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