Fu una mattina di tanti anni fa, quasi una vita da quel giorno.
La luce penetrava dalla porta.
Uno sportello che come una palpebra si chiudeva per fare spazio al buio.
Un aereo che dalla vita mi portava al dubbio.
Un nemico di nascita che diventava la mia rinascita.
Strappata dalle braccia della mia terra, che quel giorno piangeva con me, lasciavo per sempre le mie speranze di ritrovare chi avevo perso.
Non ricordo mi abbiano chiesto cosa desiderassi; non ricordo nessun accenno ai miei sogni e ai più intimi dolori, nessuna preoccupazione per la mia rabbia né per la mia voglia di Essere.
Ero un piccolo pacco di ossa lanciato nel cielo per poi atterrare in una giungla di macchine e aria pesante.
I bei vestiti non ricoprirono mai la nudità.
Le carezze non rimarginarono mai le ferite.
Il crescere faceva a pugni con lo specchio: chi sono? A chi somiglio?
L’orizzonte teneva in gabbia la mia vista.
Cercavo i ricordi che però affondavano lì, in quella linea maledetta dove il nulla trovava rifugio.
Chiamami “mamma”, chiamami “papà”.
Ancora non capivo chi fossero e chi fossi per loro.
I sensi di colpa li affogavo nelle pagine bianche dei quaderni.
Il nascondermi dietro un muro allontanava chi, con sforzi inumani, cercava di guardarmi.
Solo amandomi ho capito il loro amore, solo amandosi possono capire il mio.
A voi che pensate di adottare un bambino, a voi che avete il cuore pieno di amore da dare, a voi che un figlio desiderate tanto: vi chiedo di adottare prima di tutto voi stessi; vi chiedo di amare l’ignoto, di appassionarvi al gioco della fuga, di non pretendere mai di capire, ma di diventare amici della vostra incapacità di comprendere. Solo così salverete l’anima a cui avete aperto le porte. Solo così potrete convivere con le sue paure e la sua rabbia. Solo così potrete coccolare la violenza dei suoi pensieri, medicare i suoi ricordi perennemente sanguinanti. Confondervi, qualche volta, con la luna che ogni notte è l’unica ad essere chiamata mamma.




davvero toccante…complimenti azeb!!!
semplicemente meraviglioso, tipico del tuo sanguinante coraggio… ti voglio bene