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Io uomo e tu?

Un gruppo di ragazzi di origine straniera, o anche chiamati di seconda generazione hanno deciso di unirsi, di associarsi, di fare rete.

Portando avanti una battaglia contro il razzismo, contro l’ignoranza e la paura. Li ho incontrati spesso, ci ho parlato e ho cercato di capire il senso della strada che hanno intrapreso. Mi sono domandata come mai sia necessario lottare per qualcosa che dovrebbe essere ovvio dopo anni di storia che ancora odora di sangue di vittime innocenti; una storia fatta di eroi solitari e schiavi, un passato che sa di coraggio di chi in silenzio cammina tagliando la folla, un passato fatto di persone che hanno lacerato i fili spinati e che hanno violentato le reti divisorie.

Poi, però, leggo il giornale, mi sento gli occhi aspri del mio vicino che ancora ha le palpebre incollate dalla paura.
E allora i dubbi aumentano e le domande non trovano pace.
Guardo questi ragazzi che però hanno ancora più paura del nemico che vogliono combattere.
Che creano confini ancora più stretti di quelli in cui si sentono ingabbiati. Creano reti.
Ma di che natura?
I loro sorrisi cosa nascondono?
La paura di essere etichettati?
Ma forse non si rendono conto che sono stati loro ad incollarsi quell’etichetta in fronte che il nemico si limita a leggere passandogli accanto.

Non sarà che bisogna ricominciare a parlare piuttosto che pretendere?
Non sarà che bisogna vivere la realtà?
Non sarà che non ci si può accontentare di una primavera senza razzismo?
Ci sono tanti nomi nella storia ma una in particolare che spesso mi parla: Rosa Parks.

Lei ha fatto ciò che dovremmo fare anche noi oggi.

Non si è alzata. Non ha gridato, non ha organizzato nulla. È stata zitta e non si è alzata. Ha avuto rispetto della sua persona. Con la testa alta ha mantenuto fede alla sua dignità di donna e di essere umano.

Non isoliamoci allora, non associamoci, non facciamo rete intorno a noi chiudendoci fuori dal mondo, ma limitiamoci a tenere il posto che ci spetta e se qualcuno ha qualcosa da ridire, con calma spieghiamogli chi siamo.

Si sorprenderanno quando scopriranno che abbiamo la stessa etichetta:

“Io uomo e tu?”

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Pubblicato da azeb Venerdì, 20 Novembre 2009

Commenti E' richiesto javascript per commentare.

  1. 2

    grazie mia cara prof.

  2. 1

    Brava Azeb. Rimani sempre la donna autonoma e dignitosa che ha coscienza di sè e non si fa intimidire dai pregiudizi.
    La tua scrittura è accattivante e riesci a comunicare le emozioni che provi. Continua così.
    Un abbraccio affettuoso dalla Sicilia.
    Cettina

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