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Cenere

… niente nel campo dell’astrazione poteva essere paragonato al mio profondo distacco dalle forme e dai colori del mondo. Un assoluto distacco.

(Joseph Conrad)

Ripenso a queste parole lette tra le pagine di un dono meraviglioso. Penso a tutto questo mentre le mie mani affondano le dita tra i ricordi.

Sono lontana da quel tempo, eppure quello stesso tempo sta coprendo della sua storia la mia pelle. Ritrovo quella bambina che giocava ad essere donna; se solo avessi preso del tempo allora, oggi non sarei qui a rimpiangerlo.

Foto, cartoline, giornali, stampe. Tutto ruota intorno alla mia mente, ma vorrei passare uno straccio velocemente e lasciare che tutto si dissolva. Ma oggi no, oggi devo restare.

Parlo a voi che spesso accogliete i miei sfoghi. Parlo a chi riflette la sua immagine in una vecchia foto o si avvicina a quel muro dove papà tiene il conto dei centimetri. Parlo e chiedo a voi che forse di esperienza ne avete di più: come si fa a respirare la polvere del passato? Soffro di sinusite e ho il setto nasale deviato, non posso proprio avere rapporti ravvicinati con la polvere; non è una scusa, è una crudele e scientificamente provabile realtà. Non posso stare qui tra le foto di Jovanotti e le canzoni di Laura Pausini. Non posso toccare quel vecchio disegno fatto in una notte di delusione. Non posso cantare sopra le note degli Articolo 31. Non posso, perché il mio otorinolaringoiatra è stato chiaro: niente polvere. Non è vita quella ho intorno a me, ma è cenere. Mi entra nel naso, mi arriva nel cervello e i miei neuroni annichiliti dalla mia rabbia non combattono il nuovo intruso ma restano inermi e si fanno avvolgere. La testa inizia a girare, lo sforzo è enorme. Jovanotti, Laura, J-Ax, le foto delle elementari (ma chi è quella bimba seduta composta con il grembiulino?), pezzi di lettere strappate all’adolescenza.

È troppo.

Datemi una risposta e subito. La polvere sta invadendo la mia mente e i miei neuroni ancora lì, seduti a chiedersi cosa stia succedendo. Devo avere una risposta subito.

Che dite, vado via? Che dite, resto? Che dite?

Scelgo io. Guardate il mio viso, ricordatevi di questo sorriso, è quello di una donna che sopra il suo autobus torna tra le braccia della vita.

Pubblicato da azeb Sabato, 5 Settembre 2009

Commenti:

  1. 1

    Resta. E’ l’unico modo, anche se il più difficile, perchè quella cenere si trasformi in una nostalgica polvere magica, come nelle fiabe dell’infanzia, dolcemente carica di ricordi ma anche forte abbastanza da reggere il peso di un passato non altrettanto fiabesco…
    “Spesso serenità fa rima con coraggio, con l’affrontare i propri problemi più scomodi, con costanza e perseveranza”, io lo credo sul serio (che vanitosa, mi cito da sola). Nessuno ha detto che è facile, tutti, nessuno escluso, lottiamo da soli… In bocca al lupo, principessa allergica alla polvere :)

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