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Caro signor Milk

Carissimo signor Milk,

Il mio nome è Azeb Lucà Trombetta e vorrei essere reclutata da lei. Ho scoperto della sua esistenza poco tempo fa. I libri di storia, quella storia che si sta ripetendo oggi identica, non parlano di lei. Come non parlano mai degli uomini che hanno smosso le acque, che hanno aperto le menti, che hanno dato la loro vita per una giusta causa.

Ho seguito attentamente e con il cuore sempre all’erta il film che racconta la sua storia. Ho rivisto le facce di quelli che oggi vengono ancora pestati, derisi e umiliati come all’ora. Mi dispiace dirglielo signor Milk, ma quello per cui lei è morto esiste ancora. La paura dell’altro (non del diverso, ma del proprio simile), l’ipocrisia vestita da cattolicesimo, l’impossibile che diventa possibile, diritti umani calpestati come cartacce a terra.

Oggi la parola d’ordine è: questo non è morale. E allora giù con i pestaggi, con le minacce. E oggi come ieri, io come lei; non mi riferisco solo agli omosessuali, ma a tutte le categorie sociali dimenticate o se ricordate solo dopo la loro morte, molto spesso per disperazione o sotto i pugni di un codardo. Lei si è alzato in piedi e non ha mai smesso di credere, lottava dall’interno e dal basso per cambiare le cose, era seguito da mari di folle che hanno pianto alla sua morte.

Ma lei, perché è morto?

Un uomo ha premuto il grilletto, ma un sistema ha costruito quella pistola. Oggi un uomo stringe i pugni perché un sistema lo carica di rabbia. Come si fa con i cani da combattimento, gli uomini oggi sono rinchiusi in una gabbia di paura costruita ad hoc e poi scagliati contro chi vuole solo vivere fuori da quelle gabbie.

Quello di oggi è un manicomio a cielo aperto: c’è chi si taglia le braccia, chi si nutre per poi autodistruggersi, chi ha manie di persecuzione e chi per nulla si scaglia contro chi gli passa davanti.

Come vede non è cambiato nulla, ed è questo dimenticare che mi spaventa, questo cancellare i ricordi, i fatti, le persone. Oggi lei è dimenticato come tutti quelli che sono morti in solitudine mentre il sangue gridava rispetto.

Io non sono come lei, non scendo in piazza, ma oggi mi vien voglia di prendere un megafono e gridare al mondo: rispetto. Senza il mio sangue e quello di chi come me non vuole stare in gabbia.

Ci sono albe e tramonti dopo questo buio? C’è forse la speranza che qualcosa cambierà? Mio caro signor Milk, io oggi ho paura di diventare come quei cani da combattimento, ho paura di scagliarmi contro il primo che passa.

Spero di ricevere una sua risposta, ora la saluto e la ringrazio per il tempo dedicatomi.

Cordiali saluti,

Azeb

Il mio nome è Harvey Milk e voglio reclutarvi tutti. Con queste parole, Harvey Milk era solito confrontarsi con il pubblico quando si trovava di fronte molte persone. Con uno stile tutto suo, dolce, gentile, mai sopra le righe, Milk è stato in grado di attirare su di sé l’attenzione della gente (non solo della comunità gay di San Francisco) e della stampa; è stato in grado di diventare un’icona, nonostante la sua carriera politica sia stata molto breve. Attivista per i diritti degli omosessuali, omosessuale lui stesso, commerciante e politico, ma con un fare da pacificatore, mai provocatorio, sempre sorridente.

Nonostante la sua vita breve (è stato ucciso a 48 anni, ed è stato in politica per molto meno, dal 1973 al 1978) ha incarnato per molte classi sociali (anziani, disabili, omosessuali, donne, iscritti al sindacato) una figura militante per i diritti civili.

…magari trova il tempo per rispondere.

Pubblicato da azeb Venerdì, 27 Novembre 2009

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