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A volte è meglio rimanere in silenzio

Ed eccomi qui a ripensare ai bei momenti passati in questo ultimo periodo: la campagna elettorale, i nuovi stimoli e le nuove idee. Penso a quante cose ho visto e sentito e a quanta energia ho raccolto. Nulla è come prima, tutto deve cambiare.
Poi mi viene in mente la sera del comizio in Piazza Maggiore.
“Se siete distratti dal mio colore, guardatemi negli occhi.
Sono prima di tutto una cittadina di questo Paese.” dicevo con voce tremolante ma con sguardo fermo.
L’ansia.
Avevo scritto un discorso con delle idee ben precise, e questo mi faceva paura, perchè oggi avere idee precise fa paura. Volevo solo che la gente sapesse; sapesse non la mia vita, non la mia storia ma che avesse lo sguardo sull’oggi, su chi sono.
Sono una cittadina di questo paese. Punto.
Vabbè.
Faccio un salto su internet e…oplà: inciampo sul peggio. Con la giornata splendida che Bologna ci sta regalando, la casa che profuma di pulito (finalmente!) e le tante idee che mi frullano nella testa, questa non ci voleva. Ma riporto a voi.

Oggetto. Comunicato stampa del Centro Interculturale Zonarelli: “Al via le iscrizioni a COL VIDEO SI PARLA! Corso di cinema per ragazzi di seconda generazione“.

E già qualcosa mi suona malissimo.
E mi continuo a chiedere perchè si escludano gli altri giovani.
L’intercultura è e deve essere altro. Non è forse “l’incontro tra”, non è forse lo scambio di vite e di esperienze? Non è forse qualcosa che non si costruisce ma si vive? Limitare, escludere, relegare, etichettare sono solo forme di becera accondiscendenza alle paure comuni.

Ma continuo a riportarvi.
Il corso si svolgerà nel mese di giugno presso il Centro Interculturale M. Zonarelli di Bologna completamente gratuito e rivolto ad adolescenti di età compresa tra i 12 e 18 anni di seconda generazione […].con il principio zavattiniano di seguire i personaggi quasi pedinandoli nella quotidianità, uno spaccato delle vite di questa nuova (seconda) generazione, tanto affascinante quanto sfuggente.

Mi preoccupa questa frase, in particolare: “uno spaccato delle vite di questa nuova (seconda) generazione, tanto affascinante quanto sfuggente”.
Un po’ come i colibrì: affascinanti e sfuggenti.
Peccato che si stia parlando di esseri umani, di persone, di cittadini, e guarda caso di giovani.

Ma andiamo avanti.
Il corso […]orientato agli immigrati di seconda generazione, già integrati nel tessuto urbano di Bologna, ma con tanta voglia di raccontare le loro storie, i loro mondi, i talvolta difficili rapporti tra la cultura delle origini e quella italiana.
E mi tocca fare una correzione anche in questo caso: gli immigrati di seconda generazione non esistono. La mia non è una mera pidocchioseria, ma vuole solo porre l’attenzione alle Parole. Chi nasce o cresce in Italia, chi non è partito di sua spontanea volontà ma per raggiungere qualcuno, non è un immigrato.

E se ci fermassino una volta tanto ad ascoltarli questi giovani? Magari potremmo scoprire che i rapporti tra la loro cultura d’origine e quella italiana non sono poi così difficili.
Yasas, 20 anni, bolognese di origine srilankese dice: “io convivo benissimo con me stesso e con le mie culture, e poi i conflitti sono generazionali e non di cultura, tutti gli adolescenti si scontrano con i propri genitori”

Questo vuol dire che non abbiamo posto come primo passo il Discorso, quello vero, quello reale, quello che non può passare da un corso, o da un video, ma che deve necessariamente passare dallo scambio.
Non esiste intercultura e non esiste cultura che possa essere fatta da una sola fetta di cittadinanza.
Non esiste cambiamento e non esiste vissuto che prescinda dai rapporti umani.
Non può esistere un corso di video per soli ragazzi stranieri, immigrati, seconde generazioni, perchè ci porremmo in una condizione di debito nei confronti di tutti gli altri giovani che hanno come unica colpa quella di essere bianchi e autoctoni. Assurdo.

E ancora.
“Con l’espressione seconde generazioni di stranieri residenti sul territorio italiano si intendono i figli di stranieri nati in Italia o giunti nel nostro paese nei primi anni di vita. Si tratta di una nuova tipologia di soggetti che, a differenza delle prime generazioni di migranti, matura aspettative sia da parte della famiglia che dalla società nella quale vivono, modi di vita, competenze e valori simili a quelli della popolazione autoctona, presentando tuttavia specificità e problematiche. Dal 2008 il Centro Interculturale Zonarelli dedica ai nuovi cittadini particolare attenzione, così come merita il più rilevante, ed anche il più interessante dei mutamenti in atto della nostra società”.
Anche qui qualche perplessità: “una nuova tipologia di soggetti […] presentando specificità e problematiche”.
Ancora problematiche, ancora specificità.

Ma non stavamo parlando di cinema, non stavamo parlando di creatività?
Allora valutiamo prima se il cammino intrapreso è corretto, cerchiamo di vedere le condizioni e le conseguenze delle nostre azioni.
Spendiamo i soldi pubblici e privati per la crescita e la maturità di tutta la cittadinanza. Avviamo un percorso di cittadinanza basato sulla reciprocità.

“Cosa vuol dire che si diventa affascinanti e sfuggenti solo se si diventa un ragazzo di seconda generazione? Che gli italiani sono tutti brutti? Sai cosa porta a scrivere tutte queste porcate? L’Esasperazione”.
Così mi scrive un caro amico: Zak, bolognese di origine marocchina, e cantante rap: una seconda generazione per molti, un cittadino per tutti, con i suoi 16 anni vissuti bene.

E posso assicurarvi che lui e Yasas a quel corso non si iscriveranno.
Perchè entrambi sono cittadini di questo Paese, di questa città.

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Pubblicato da azeb Sabato, 21 Maggio 2011

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  1. 2

    carissimo Fausto e carissimi ragazzi di CronosFilm
    mi preme chiarire che il mio non era un attacco diretto ai luoghi (zonarelli) tantomeno alle persone (i ragazzi di CronosFilm) ma una ricerca di chiarezza sui contenuti.
    detto ciò vorrei che la discussione, molto interessante, possa proseguire pubblicamente, per due motivi:
    1) condivido il pensiero di Fausto sull’esigenza di condividere certi temi e certe azioni con i nostri amministratori
    2) dopo il mio post ho ricevuto commenti di persone che avevano, evidentemente, voglia di dire la loro e di essere considerati nei dibattiti pubblici. persone del “mestiere”, giovani, professori ecc.
    vi lancio quindi questa proposta, nella speranza che venga vista come opportunità per tutti di crescita, che parta dal prog. in discussione ma che vada anche oltre per arrivare a discutere delle altre cose che questa città offre o non offre
    Azeb.
    p.s. Fausto dopo tanto tempo sbagli il mio nome? Mi chiamo Azeb con la “e” non con la “i”. :)

  2. 1

    Risposta del Centro Interculturale M. Zonarelli

    —————-
    Ho letto la nota di Azib Lucà Trombetta. L’ho trovata come sempre appassionata ed efficace. Il Centro Interculturale M. Zonarelli sente solo il dovere aggiungere due informazioni, a mio parere non secondarie, per il dibattito.
    Il corso è tenuto da una associazione di giovanissimi che si chiama CRONOSFILM. Questa associazione ha partecipato ad un bando nazionale della FONDAZIONE UNIPOLIS “Le Chiavi del Sorriso” 2010 - 2011 che sostiene progetti culturali volti a favorire l’inclusione sociale dei ragazzi fra i 12 e i 18 anni presentati da associazioni, cooperative sociali ed organizzazioni non profit.
    Alla chiusura del bando, il 31 gennaio scorso, erano stati presentati oltre 300 progetti.
    Sono stati valutati sulla base dei seguenti Criteri di Valutazione: innovatività: originalità del progetto con riferimento agli standard scientifici e socio-educativi delle aree e delle problematiche su cui si prefigge di intervenire; - coinvolgimento
    elemento portante e caratterizzante del progetto; una concreta pratica capace di produrre esiti formativi validi e riscontrabili dal punto di vista dell’acquisizione di competenze specifiche e relazionali e dello sviluppo della personalità; -
    valore culturale: la natura delle attività rispondenti a criteri di significatività e di valore culturale sia per quanto riguarda gli operatori coinvolti che per i risultati attesi per i giovani, ai quali il progetto si rivolge. - partenariato e sostenibilità: maggior valore ai progetti che prevedano un partenariato con una scuola media inferiore, superiore e/o un ente pubblico.
    La commissione - composta in maggioranza da soggetti esterni alla Fondazione e presieduta da Don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco - ha selezionato i migliori venti progetti. Ciascuno di essi riceverà dalla Fondazione 5.000 euro per la realizzazione delle iniziative volte a creare e sviluppare attività culturali finalizzate a una maggiore inclusione sociale dei ragazzi e dei giovani.
    I 20 progetti selezionati (uno per regione) riceveranno un contributo di 5.000 euro.
    Il centro Zonarelli ha aderito come partner al progetto e fornisce spazi e comunicazione, così come avviene per tutte le associazioni aderenti. Ogni attività del Centro Zonarelli ,infatti, è il frutto di una collaborazione tra associazioni che propongono e realizzano le attività e il centro che le accoglie, le ospita e cerca di valorizzarle nei limiti dei propri mezzi.
    Se il Centro interculturale è davvero interculturale è un dibattito poco appassionante, dal momento che il termine interculturale è diventato talmente elastico che è in grado di coprire pressochè tutto e il suo contrario.
    Colgo l’occasione che Azib ci porge per contribuire al dibattito che secondo me, sono d’accordo con Azeb, dovrebbe farci fare passi avanti. In diverse occasioni anche pubbliche abbiamo proposto un dibattito sulle politiche per la città e sul ruolo del Centro. In ogni caso rifiuto l’idea che il ruolo del centro possa essere valutato sulla base di una sola attività tra le centinaia che annualmente propone. Siamo fiduciosi che il nuovo Sindaco ed il nuovo Consiglio Comunale vogliano accoglire queste esigenze. Il Centro ha una sua visione che propone e che fa riferimento alla DICHIARAZIONE UNIVERSALE DELL’UNESCO SULLA DIVERSITA’ CULTURALE (Adottata all’unanimità a Parigi durante la 31esima sessione della Conferenza Generale dell’UNESCO, Parigi, 2 novembre 2001) che in sintesi , per quel che ci riguarda, significa:
    LA DIVERSITA’ CULTURALE COME PATRIMONIO
    La diversità culturale è un patrimonio comune ed è fonte di innovazione e creatività. La diversità culturale sta alla società come la biodiversità alla natura. Per questa ragione dovrebbe essere riconosciuta e affermata per il bene delle generazioni presenti e future.
    IL PLURALISMO CULTURALE COME VALORE
    È essenziale promuovere l’espressione, la comunicazione e il desiderio di una pacifica convivenza tra le persone e tra gruppi. Le politiche per l’inclusione e la partecipazione di tutti non sono solo garanzia di coesione sociale, ma alimentano la vitalità e il rinnovamento della società civile nel suo insieme. Essa è indissociabile da un quadro democratico e quindi di fatto è formativa anche per chi proviene da contesti non democratici.
    LA DIVERSITA’ CULTURALE COME FATTORE DI SVILUPPO
    La diversità culturale può diventare una risorsa potente se declinata come motore di sviluppo; e non semplicemente in termini di crescita economica, ma anche come mezzo per uno sviluppo civile, morale e culturale complessivo.(nostra sintesi) (vedi anche UNESCO World Report 2010, dal significativo titolo (che potrbbe essere il nostro slogan) Investing in Cultural Diversity and Intercultural Dialogue). (www.zonagidue.it)

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